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La rabbia di Bini contro Venturi «Da due mesi non si fa trovare»

La rabbia di Bini contro Venturi «Da due mesi non si fa trovare»

Castelnovo Monti: sempre più a rischio le sorti del punto nascite dell’ospedale Sant’Anna Dura polemica contro l’assessore regionale alla Sanità dopo il suo intervento alla festa dell’Unità

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CASTELNOVO MONTI. C’è davvero di che essere in apprensione, come hanno affermato le rappresentanti del Comitato “Salviamo le Cicogne”, per le parole riferite dall’assessore regionale Sergio Venturi sulla riorganizzazione ospedaliera regionale, ed in particolare sul destino dei punti nascite. Mentre i consiglieri regionali presenti venerdì sera a Castelnovo, di praticamente tutti i gruppi, garantivano il proprio impegno nel cercare strade alternative alla chiusura per l’Ostetricia di Castelnovo, Venturi ospite della Festa dell’Unità a Bologna affermava: «Dovremo occuparci dei punti nascita con meno di 500 parti l’anno. Bologna ha già dato, con la chiusura di Porretta. Adesso bisogna farlo anche nel resto della regione».

Al momento dunque sono cinque i reparti regionali in Emilia Romagna, ed in particolare per il numero di parti particolarmente basso (sotto i 200 parti all’anno) l’ospedale di Borgo Val di Taro, nel parmense (168 nascite nel 2013) e quello di Castelnovo (196).

«Non chiudiamo ospedali – ha anche aggiunto Venturi – ma i centri più piccoli dovranno specializzarsi sempre di più, soprattutto quelli di provincia, per diventare dei punti di riferimento a livello locale».

Le affermazioni sul nuovo piano di riassetto regionale (che peraltro dovrà essere presentato questo mese) rilasciate in un ambito informale come la Festa dell’Unità ha sollevato diverse critiche. Raffaella Sensoli e Gianluca Sassi del Movimento 5 stelle ad esempio hanno commentato: «Le parole dell’assessore Venturi sulla chiusura dei punti nascita sono molto gravi visto che non tengono conto della grande mobilitazione, e preoccupazione, che migliaia di cittadini stanno portando avanti in questi mesi per difendere il loro diritto alla salute».

Sul tema tra l’altro era stata approvata in Regione all’unanimità una risoluzione che avrebbe dovuto obbligare ad una discussione con i territori interessati prima di prendere le decisioni in merito. Concludono i due esponenti 5 stelle: «Venturi fa finta di non sapere che il M5S ha presentato già da tempo una proposta per poter garantire la sopravvivenza di questi punti nascita, ovvero quello di riferire gli standard di sicurezza non alle singole strutture ma alle equipe che svolgono gli interventi in più ospedali. Proposta, tra l’altro, che lo stesso Pd ha appoggiato con l’approvazione di una risoluzione comune che avevamo richiesto. Invitiamo Venturi a far sentire la propria voce oltre che nei vari stand delle Feste dell’Unità anche nella Conferenza Stato-Regioni dove l’Emilia-Romagna ha il dovere morale e civile almeno di opporsi all’applicazione di questo provvedimento. È inutile che i direttori sanitari vadano in giro a sostenere l’importanza dei reticoli ospedalieri se poi la Giunta ha come fine ultimo quello della riduzione dei servizi. Non si può continuare a prendere in giro di cittadini».

Critico anche il capogruppo della Lega in Regione, Alan Fabbri: «Siamo stanchi e parecchio arrabbiati che esponenti Pd sostituiscano alle istituzioni la festa dell’Unità».

«E’ inammissibile e gravissimo che l’assessore Venturi annunci un piano tagli in sanità, che per giunta interesserà cinque maternità in tutta l’Emilia Romagna, a una festa del Pd, tra una salamella e una sgambata sulla balera. Non è solo una questione di “etichetta”, è questione di rispetto dei cittadini e delle istituzioni».

Sulle affermazioni dell’assessore regionale è piuttosto critico anche il sindaco di Castelnovo Enrico Bini: «Sono ormai due mesi che come presidente dell’Unione sto inseguendo Venturi chiedendogli un incontro, ma non ha mai risposto. Il fatto che non trovi il tempo di parlare di temi fondamentali per il territorio con gli amministratori, ma lo trovi per parlarne alla festa dell’Unità, mi lascia interdetto. Comunque se pensa che Bologna abbia “già dato” e qui ci sia ancora da dare, bè anche noi abbiamo già dato abbastanza e sul punto nascite si apra un confronto, come richiede la risoluzione approvata all’unanimità in Regione».

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