«Le predazioni sono troppo frequenti»
CASTELNOVO MONTI Assuero Zampini, direttore della Coldiretti Reggio Emilia, pochi giorni fa è intervenuto a seguito di un episodio di predazione da parte di lupi in un allevamento di Castelnovo,...
CASTELNOVO MONTI
Assuero Zampini, direttore della Coldiretti Reggio Emilia, pochi giorni fa è intervenuto a seguito di un episodio di predazione da parte di lupi in un allevamento di Castelnovo, chiedendo maggior sostegno alla realtà agricola dell’Appennino e l’introduzione di cambiamenti normativi che limitino la diffusione delle specie di ungulati. Ecco le sue risposte.
1«Negli ultimi anni il territorio della montagna ha visto il consolidamento di una evoluzione storica, che ha portato ad una crescita molto forte delle popolazioni di ungulati nobili, quali cervi e caprioli, e non nobili, quali i cinghiali. Se il cinghiale è per una attività agricola devastante nell’immediato, perché di fatto “ara” e rovina gli appezzamenti, cervi e caprioli diventano dannosi sul bosco e le colture a più lungo termine. Noi sosteniamo ormai da tempo che sia necessario intervenire con modalità diverse che non demandino tutto alla gestione della fauna da parte degli Ambiti Territoriali Caccia. Ormai la situazione è molto complessa, la sua gestione non può essere demandata ad un “passatempo”, sono coinvolti anche aspetti che riguardano la salute pubblica come il consumo della carne di selvaggina e i controlli che questa deve subire. Un aspetto comunque è palese: i cinghiali sono davvero troppi, in alcune zone è stato fatto un buon lavoro di contenimento e i danni sono limitati, in altre le realtà agricole ormai sono allo stremo, già portare avanti l’attività in montagna è difficile, queste realtà dovrebbero essere più supportate».
2 «Il lupo può essere sicuramente una risorsa importante e un fattore di equilibrio, se però il numero di esemplari non cresce eccessivamente. A nostro parere il numero di esemplari nella zona dell’Appennino e della collina comincia ad essere preoccupante, predazioni e avvistamenti sono ormai episodi troppo frequenti, che ci portano forte preoccupazione non per la sicurezza delle persone, per le quali sappiamo che il lupo non dovrebbe rappresentare una minaccia, ma per la possibilità di mantenere e ove possibile rilanciare quella presenza agricola di cui l’Appennino ha davvero bisogno, e che potrebbe ottenere valore aggiunto dall’ambiente di montagna: recupero di pascoli e allevamento ovino possono avere un ruolo importante. Con gli Enti preposti alla tutela della fauna selvatica analizziamo insieme la situazione e individuiamo azioni per avere un giusto equilibrio, ed evitare anche rischi derivanti da ibridazioni e cani rinselvatichiti».
3 «Noi abbiamo avanzato alcune proposte che vanno nella direzione di una corretta gestione della fauna selvatica in Appennino, proposte di cui nelle prossime settimane discuteremo con la Regione, che è legislatore in materia, e con i nostri consiglieri presenti nei vari Atc. Le proposte di modifiche legislative che abbiamo avanzato vanno nella direzione di concedere agli agricoltori maggiori possibilità di “autodifesa” dei propri terreni, ed ovviamente parliamo degli ungulati. Per quanto riguarda il lupo ovviamente il nostro intento è proseguire un dialogo con gli enti preposti al controllo della specie, perché qui ovviamente gi allevatori non possono certo intervenire direttamente. Ma credo che sia comunque molto importante intervenire in fretta, perché in altre province dove la presenza del lupo è consolidata da maggior tempo, ci sono stati problemi piuttosto seri: la presenza nelle zone appenniniche del lupo ha spinto spesso gli ungulati a scendere più in basso fino alla pianura. Nelle Marche, è successo che sono stati avvistati cinghiali in spiaggia a Civitanova, e negli ultimi anni sono aumentati fortemente gli episodi di incidenti che hanno coinvolto animali selvatici anche su strade ad alta densità di percorrenza. In Abruzzo nelle scorse settimane uno di questi incidenti ha causato la morte di una persona. L’ipotesi di animali selvatici presenti sempre più spesso sulle strade della nostra pianura diventa tutt’altro che remota, ed è sicuramente molto preoccupante». (l.t.)
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