Monte Bianco, salvi dopo sette ore al gelo
Corda incastrata fra le rocce: tre escursionisti reggiani restano bloccati sul Dente del Gigante, a quattromila metri
REGGIO EMILIA. «Sono passate alcune ore prima che riuscissero a raggiungerci. Ma eravamo tranquilli, anche perché ci trovavamo in un punto di sosta sicuro». Sono rimasti al gelo per almeno sette ore, bloccati fino a notte fonda sul Dente del Gigante, una delle vette più suggestive del monte Bianco, a quota 4.014 metri, proprio al confine fra l’Italia e la Francia. Una corda rimasta impigliata durante la fase della discesa, mentre raffiche di vento fortissime spingevano le temperature ben sotto lo zero, impedendo l’intervento dell’elisoccorso.
Una disavventura per fortuna a lieto fine, di cui sono stati protagonisti Mauro Dell’Amico, 55enne professore universitario del dipartimento di Ingegneria Unimore, insieme al figlio Lorenzo, di 15 anni, e al nipote Alessandro Fiore, di 18 anni. Appassionati di alpinismo, domenica avevano deciso di organizzare una scalata sul monte Bianco, partendo per quella che generalmente viene chiamata la “via normale al Dente del Gigante”: un percorso che passa per il Rifugio Torino (a 3.322 metri), dal quale si può raggiungere piuttosto rapidamente la vetta, nel giro di due ore e mezza.
Una giornata di sole ad accompagnare la fase della salita, durante la quale il gruppo non ha avuto nessun tipo di problema. Nella fase di discesa, invece, qualcosa è andato storto, costringendo la comitiva a fermarsi. «Il tempo era bellissimo, e abbiamo approfittato della giornata per la scalata. Eravamo già saliti, ma nella discesa la corda si è incastrata. Non riuscivamo a scendere e nemmeno a risalire, ora stiamo bene e non abbiamo avuto bisogno di alcuna assistenza sanitaria», racconta il professore Dell’Amico, da sempre appassionato di alpinismo, attività che ha praticato sulle montagne di mezzo mondo.
Intorno alle 16, dopo aver tentato invano di liberare la fune, è scattato l’allarme.
È stato lo stesso gruppo a chiamare i soccorsi, attraverso il cellulare, allertando il 118. Subito si è levato in cielo l’elisoccorso, che a causa del forte vento non è riuscito a raggiungere il punto in cui il gruppo era rimasto bloccato. Per questo motivo è stata immediatamente organizzata una spedizione a piedi composta da una squadra italo-francese, con uomini del soccorso alpino valdostano e del Sagf di Entreves.
I soccorritori hanno raggiunto i tre alpinisti reggiani intorno alle 23, trovandoli stremati e in uno stato di ipotermia. Calati alla base della parete, sono stati trasferiti su un velivolo della gendarmeria francese, per essere condotti all’ospedale di Chamonix, in Francia, dove sono rimasti in osservazione. «Abbiamo dovuto aspettare che venissero a prenderci - aggiunge Dell’Amico, ieri già tornato a lavoro – Non abbiamo avuto paura. Eravamo su un posto sicuro e i soccorritori ci dicevano tutto quello che stavano facendo. Alla fine si è trattato di un inconveniente che per fortuna si è risolto senza problemi per nessuno».
Una disavventura che non ha tolto al professor Dell’Amico la voglia di tornare a scalare nuove vette: «Il Dente del Gigante? Di sicuro ci tornerò. Ma la prossima sceglierò un punto diverso per scendere, magari anche solo leggermente a fianco al luogo dove siamo rimasti bloccati».
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