Gazzetta di Reggio

Reggio

«Parrocchie aperte ai profughi»

di Jacopo Della Porta
«Parrocchie aperte ai profughi»

Il vescovo Camisasca dopo l’appello di papa Francesco: «La Chiesa reggiana pronta ad aiutarli»

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REGGIO EMILIA. «Non possiamo ignorare l’appello che papa Francesco ha fatto domenica all’Angelus, invitando ogni parrocchia ad accogliere una famiglia di profughi, come segno di un’autentica preparazione al giubileo della Misericordia». È quanto il vescovo di Reggio, Massimo Camisasca, dirà oggi all’apertura dell’anno pastorale, nel corso della messa solenne che si terrà alle 11 nella basilica della Ghiara. «Faccio mio l’appello del Papa per la nostra diocesi e, consapevole di quanto non bastino le parole, ho incaricato la Caritas di aiutare e accompagnare le parrocchie perché possano attuare con intelligenza e con larghezza di cuore questo appello all’accoglienza».

Dalle parole si passerà dunque ai fatti. E , del resto, quello di papa Francesco è stato un invito preciso. «Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia, incominciando dalla mia diocesi di Roma», ha detto il vescovo della Città Eterna. Per don Giuseppe Dossetti, prete che già da anni ha aperto le porte della sua parrocchia a chi è senza casa, le parole del Papa «sono molto importanti e danno un indirizzo generale a qualcosa che si sta già verificando nella nostra diocesi». Il parroco di San Pellegrino sottolinea alcuni aspetti pratici che devono però essere chiariti. «I profughi sono gestiti dal ministero degli Interni tramite le Prefetture. Queste ultime sono in contatto con le associazioni che partecipano a dei bandi, come la Dimora di Abramo. Dobbiamo capire in che modo le parrocchie, che sono già attive nell’accoglienza in generale, possano dare una mano a questa rete. Ci sono inoltre due aspetti che vanno valutati con attenzione. Il primo è che queste persone non hanno bisogno soltanto di un tetto, ma di un sistema di relazioni. Inoltre il programma d’accoglienza ha una fine e quando i profughi ottengono il permesso di soggiorno escono dal programma e dunque non hanno più una casa. È importante pertanto che venga fatto fin da subito un percorso orientato all’inserimento».

Nel suo appello il Papa ha parlato in modo specifico di famiglie da accogliere, un riferimento chiaro ai siriani in fuga dalla guerra. «Da noi però di famiglie ce ne sono molto poche – dice don Dossetti – La maggioranza sono persone che arrivano da sole». Per don Davide Poletti, parrocco dell’unità pastorale di Santa Croce e San Paolo, la presa di posizione del Papa «molto coraggiosa e corretta» impegna non solo «le parrocchie ma anche i parrocchiani». Tutti i credenti sono dunque chiamati in causa. «La chiesa di Reggio da anni sta rispondendo in modo forte e questo appello ci aiuterà a fare ancora meglio».

Papa Francesco si è premurato affinché nessuno si sentisse escluso dall’obbligo dell’accoglienza e ha citato anche monasteri e santuari, come ad esempio quello della Ghiara. «In questi giorni di Giareda – dice padre Anacleto Tommasi, che si occupa del santuario – siamo impegnati tutti i giorni, ma non appena sarà finita avremo modo di confrontarci con i fratelli su questo tema».

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