Rissa in stazione: «Superato ogni limite. O si svolta, o Reggio Emilia è persa»
Erminia Ferrari, titolare dell’hotel San Marco, lancia l’ultimatum alle istituzioni: «La rissa è un fatto gravissimo. Siamo al punto di non ritorno: la città deve reagire»
REGGIO EMILIA. A dicembre, per strappare la stazione di Reggio al grigiore e portare fin lì un po’ di clima natalizio, Erminia Ferrari si è pagata le luminarie posizionate sotto i portici del suo hotel, il San Marco, in collaborazione con i titolari del Mc Donalds. Poi, di tasca sua e senza clamore, ha saldato il conto della giostrina per bambini posizionata sulla rotonda al centro di Piazzale Marconi, inaugurata dall’assessore alla sicurezza Natalia Maramotti. Sempre in sordina ha fatto poi pitturare una piccola scalinata d’accesso e rimesso a nuovo l’aiuola pubblica davanti al piccolo parcheggio che lambisce l’albergo di famiglia, che la signora Erminia ha ripreso in mano, tornando a gestirlo direttamente dal 2009, diventando una delle colonne portanti dei comitati di cittadini che combattono contro il degrado. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12054180:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/09/07/news/una-fidanzata-maltrattata-scatena-la-faida-tra-due-bande-1.12054180]]
Una donna che fa della concretezza e della dignità della sua città un vessillo senza però sbandierarlo ai quattro venti. Le azioni fin qui elencate vanno oltre il suo ruolo di imprenditrice. Capitoli di spesa che si aggiungono al decine di migliaia di euro investiti per ristrutturare l’hotel, trovandosi però fuori dalla porta bivacchi, spacciatori, prostitute e desolazione. Una stazione con il suo piazzale teatro di una violentissima battaglia tra stranieri che domenica ha seminato terrore fino a piazza del Tricolore, terminata con 9 arresti e 4 feriti. Uomini coperti di sangue che si picchiavano davanti a turisti e semplici avventori di passaggio in stazione, più simile a un terreno di battaglia che alla porta che dà il benvenuto a chi si reca in città.
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«Quanto successo domenica è gravissimo - dice senza mezzi termini Erminia Ferrari, che chiede determinazione nella risposta della città - per questo, secondo me, le decisioni che verranno prese dovranno servire da esempio. Perché se anche quanto accaduto domenica passa senza che ci siano conseguenze, ho paura che poi sarà finita davvero per la nostra città. Abbiamo vissuto un altro episodio incredibile che ci ha portati ad un punto di non ritorno: ci sono troppe persone che si sentono in diritto di fare quello che vogliono. Questa non è integrazione e mi fa temere degenerazioni nei rapporti perché la gente è stanca di subire». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12053514:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/09/07/news/maxi-rissa-in-stazione-il-giudice-libera-i-sette-arrestati-1.12053514]]
Calma, con parole pesate ad ogni lettera e pensieri chiari, Erminia Ferrari parla con il senno offertole dall’esperienza. «Io non ho la verità in tasca - dice - ma quando, nel 2009, ho preso in mano la gestione dell’albergo, mi sono scontrata con questa realtà. Da cittadina, che abita poco fuori dal centro, conoscevo fino a un certo punto la situazione della stazione. Poi l’ho preso a cuore perché non riuscivo a digerire il fatto che una parte della nostra città, anzi il biglietto da visita della città, un tempo luogo residenziale bello e tranquillo, potesse essere caduto in mano a gentaglia».
Un termine indigesto a Reggio, che è e resta la città dell’accoglienza strutturata, con un’amministrazione che destina un budget ad hoc all’integrazione degli stranieri e politiche all’avanguardia quando si parla di melting pot. Ma qualcosa sembra essere saltato nel meccanismo, che grippa ogni qualvolta la violenza e l’illegalità prendono il sopravvento sulla vita quotidiana dei cittadini esasperati.
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«Fin dall’inizio, anche come comitati, abbiamo chiesto che fosse ripristinata la sicurezza. Abbiamo avuto contatti con la questura e l’attuale questore, Isabella Fusiello, che trovo una persona in gamba, si è presa anche lei a cuore la nostra situazione. Ha intensificato i controlli ma non la presenza. Dal comandante dei vigili, invece, ci sentiamo dire spesso che ha messo 8 vigili. Ma se transitano invece che stare fermi qui, sono addirittura deleteri, perché chi delinque si sente autorizzato a fare il suo comodo».
Il plauso all’impegno ritrovato da parte della polizia è netto e sincero. «Siamo riusciti per la prima volta ad avere segnali di appoggio anche dal comune dopo anni che ci battiamo. Ci sono stati incontri con il sindaco Vecchi e con l’assessore alla sicurezza Natalia Maramotti. Ci sembra di vedere qualcosa di concreto, come il festival dello street food che è stato un successo. Sappiamoche il sindaco non può andare a combattere i delinquenti in prima persona ma con l’assessore può dare disposizioni ai vigili e aiutarci tenere pulita, a renderla più viva».
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L’errore, avverte l’albergatrice, «ha avuto origine con amministrazioni precedenti, lo sappiamo tutti. Non so se ci sarà rimedio. Il punto è la delinquenza che dilaga, non il colore della pelle delle persone. Posso assicurare che noi abbiamo clienti di ogni tipo, da quelli per affari, agli ospiti delle associazioni ai turisti veri e propri, che stiamo cercando di incrementare. Non è facile tenere in piedi un albergo. Però, quando arrivano, ci sentiamo dire dai clienti “Come siamo scesi dal treno ci siamo chiesti ma dove siamo finiti?” Poi magari entrano in una struttura come la mia o come il nuovo ristorante Mc Donald ed è un altro mondo e la gente si trova bene. Ma da soli non possiamo farcela».
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