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Via Talami, ecco il report sulle emissioni dei treni

di Massimo Sesena
Via Talami, ecco il report sulle emissioni dei treni

Un mese di analisi dell’Arpa ha messo in evidenza valori orari nella norma ma anche picchi duecento volte superiori ai limiti consentiti dalla legge

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REGGIO EMILIA. Se fosse una sentenza sarebbe una di quelle che lasciano perplessi sia l’accusa sia la difesa. Nulla di pilatesco, anzi tutto estremamente scientifico: è la relazione stilata dai tecnici dell’Arpa sulle emissioni in atmosfera “presso la struttura ferroviaria di Santa Croce”. Siamo in via Talami, dove da anni un comitato di residenti si batte contro l’inquinamento - acustico e atmosferico - generato dal deposito dei treni di Tper e Fer che ogni mattina accendono i loro motori, rilasciando nell’aria gas nocivi. Deposito e locomotori a ridosso di balconi e finestre. Troppo a ridosso, secondo chi vi abita. E ora, dopo i risultati di questa ulteriore indagine, anche per Comune e Ausl.

UN MESE DI MISURAZIONI. Una ventina di pagine, frutto di un mese di lavoro: è quello che hanno prodotto i tecnici dell’Arpa dal 26 maggio al 23 giugno. Con una loro stazione di rilevamento mobile, con tutti gli stumenti a loro disposizione si sono messi all’interno del deposito di via Talami e hanno misurato l’aria che tirava. Con risultati in parte scontati,. in parte decisamente allarmanti.

Nella relazione dell’Arpa si legge infatti che sono state effettuate rilevazioni in tutte le fasce orarie, comprese quelle notturne e per tutti i principali agenti inquinanti, dalle polveri sottili, al monossido di carbonio, all’ozono fino agli ossidi di azoto.

E se da un lato, alla fine, nessuno di questi inquinanti ha mai sforato i limiti di legge, e in molti casi la loro concentrazione è risultata inferiore a quella rilevata, ad esempio dalla centralina di monitoraggio posta in viale Timavo, sulla circonvallazione, dall’altro va sottolineato come questi limiti di legge vengono calcolati sempre e soltanto nell’arco temporale di un’ora. In via Talami, invece la musica è diversa: da sempre i cittadini lamentano rumori e fumi cattivi in corrispondenza delle operazioni d’accensione dei locomotori. Operazioni che, per ciascun mezzo, durano in media dagli uno ai quattro minuti. Minuti in cui l’inquinamento in atmosfera - misurato da una posizione decisamente a ridosso dei locomotori - raggiunge picchi ben al di sopra della legge, soprattutto per gli ossidi di azoto, ovvero gli inquinanti che solitamente escono dagli scarichi di qualunque automezzo al momento dell’accensione. Per capirci: il limite di legge per le emissioni di ossido di azoto è di 200 microgrammi per metro cubo, la media oraria di emissioni di biossido di azoto è stata di 46 microgrammi, mentre complessivamente la media oraria degli ossidi di azoto genericamente intesi è stata di 136 microgrammi. Sempre al di sotto dei limiti di guardia dunque. Peccato che, ad esempio, il 22 giugno , tra le 7.55 e le 8.10, il misuratore abbia rischiato di andare in tilt per 4 volte. Quattro picchi da 1808 microgrammi il metro cubo. Quando lo strumento di misurazione arriva al massimo fino a 2000. Un po’ come nei cartoni animati quando il termometro esplode per troppa febbre. Invero, per la legge, Tper è in regola con le emissioni per media oraria.

IL NODO DEL RUMORE. Per non parlare dell’inquinamento acustico. Nel rapporto Arpa non è stato affrontato questo tema, ma tutti sanno che in quella zona, in certi momenti, si devono tenere le finestre chiuse. Ma in quel caso non c’è davvero alternativa alla delocalizzazione dell’insediamento: in fatto di rumore, le ferrovie sono al di sopra della legge, ovvero possono giovarsidi deroghe che rendono temeraria qualsiasi battaglia legale. Partita chiusa, dunque? No, perché il Comune è determinato a trovare una soluzione al problema dei residenti di via Talami: «Quello che vivono gli abitanti di quella zona - dice l’assessore Mirko Tutino - è un disagio reale a cui vogliamo dare una risposta concreta. Dopo anni di inerzia anche da parte delle amministrazioni precedenti, da un anno a questa parte, abbiamo messo attorno al tavolo, oltre i cittadini della zona, una molteplicità di attori che vanno dalla proprietà dei locomotori, a quella degli impianti, a quella delle linee, tutte aziende legate al trasporto pubblico locale, fino a Rfi. Un dialogo complesso in cui peraltro Tper ha preso una serie di impegni che per lungo tempo sono rimasti sulla carta. Così - spiega ancora Tutino - nella primavera scorsa abbiamo chiesto ad Arpa di effettuare questo monitoraggio. I risultati ci dicono che quel deposito così come è oggi non può più stare in una zona residenziale. Ora noi presenteremo i risultati di questa ricerca al Comitato». Che al Comune chiederà di agire. E il Comune lo sta facendo, sia pure tra mille incognite.

La prima è quella di una non facile delocalizzazione dell’impianto, o quantomeno di un suo parziale trasferimento. Dove? «Ho chiesto in questi giorni - dice ancora Tutino - un incontro con i vertici regionali di Rfi per studiare insieme un trasferimento anche di una parte di questi locomotori nell’area della stazione centrale. Una soluzione che permetterebbe a Tper di adeguare i propri depositi in via Talami dove resterebbero meno convogli e si potrebbe attrezzare l’area con camini e altre attrezzature che rendono meno pesanti gli scarichi. L’alternativa? Trasferire tutto a Sermide, nel Mantovano. Ma è una soluzione che crea altri problemi, ad esempio ai passeggeri».

massimosesena

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