L’azienda vuole chiudere, scatta lo sciopero
Fabbrico: la Gala Verniciatura pronta a cedere lo stabilimento, 20 dipendenti rischiano il posto
REGGIO EMILIA. Come ogni estate l’azienda ha abbassato la saracinesca per permettere ai dipendenti di andare in ferie. Loro, 20 lavoratori in tutto, hanno dato il via alle vacanze in agosto anche se non a cuor leggero, visto che gli ordini dell’azienda erano sull’altalena, facendo scattare già da alcuni mesi la cassa integrazione ordinaria. Poi il ritorno in fabbrica e la ferale notizia: «Stiamo trattando per vendere lo stabilimento e cessare l’attività». Una tegola caduta in testa ai dipendenti della Gala Verniciatura di Fabbrico, storica azienda artigiana che produce semilavorati per le grandi industrie. Una realtà di piccole dimensioni, da sempre in mano alla famiglia Galaverni, e che non è certo rimasta immune dai ribassi di mercato che hanno fiaccato la filiera della metalmeccanica. Così, invece, che proseguire l’attività, la famiglia Galaverni - titolare della verniciatura che ha lavorato per Comer, Landini oltre che Volvo e New Holland - ha deciso di fermarsi e cedere l’immobile a un’altra impresa, interessata ai muri ma non al cuore produttivo della Gala Verniciatura, che dovrà quindi dismettere gli impianti e lasciare campo libero.
La risposta dei dipendenti è stata netta: assemblea e avvio di un pacchetto di 40 ore di sciopero: le prime 4 ore sono state utilizzate ieri con presidio davanti ai cancelli. Oggi i lavoratori incroceranno le braccia per altre 4 ore. «Nessuno mette in dubbio l’autonomia di un imprenditore rispetto alle sue scelte aziendali - dice Marcello Rinaldi, funzionario della Fiom Cgil di Reggio - ma la situazione doveva essere governata in maniera diversa, con più rispetto per chi perderà il posto di lavoro. I dipendenti sono rientrati dalle ferie con la cassa già attivata ma sapere che si chiude bottega è tutto un’altro scenario. Potevamo alleggerire la situazione attivando la solidarietà e cercando percorsi differenti. Ma così non è stato: la proprietà ha servito la notizia giovedì scorso e non si poteva fare altro se non aprire una vertenza e scioperare». L’operazione di vendita dello stabilimento non è ancora chiusa: lo scenario, quindi, potrebbe essere mutevole. Certa è l’intenzione della famiglia Galaverni di cedere i muri ad un’altra azienda. Un passaggio che non contiene clausole di salvaguardia per i lavoratori. «L’azienda avrebbe perso una commessa della Comer: noi restiamo disponibili a un confronto anche se la strada sembra già segnata». (e.l.t.)
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