Piazza Martiri, chiude la Banca d’Italia
Con un provvedimento del ministero dell’Economia le funzioni vengono trasferite alla sede regionale di Bologna
REGGIO EMILIA. Le voci si rincorrevano da mesi. E la chiusura alla fine è arrivata. Reggio perde la sua sede della Banca d’Italia, nello storico palazzo di piazza Martiri del 7 Luglio. È arrivata infatti un’ondata di spending review e razionalizzazione per il servizio di tesoreria provinciale, operato dalla Banca d’Italia per conto dello Stato. Con un decreto il ministero dell’Economia, inserito nel processo di riorganizzazione che la banca centrale ha avviato, ha deciso la chiusura di 19 tesorerie di Bankitalia, trasferendone le competenze agli uffici dei capoluoghi maggiori.
Fra le 19 sedi decentrate finite nel mirino del provvedimento c’è anche la storica sede reggiana, sulla quale da tempo si addensavano voci di chiusura, sollevando ben più di una preoccupazione da parte dei sindacati.
Il testo del decreto spiega che la misura è stata adottata tenendo conto del progetto di riassetto della rete territoriale della Banca d’Italia deliberato dal consiglio superiore a marzo scorso, con l’obiettivo di migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini e alle istituzioni locali e di contenere al contempo le spese di funzionamento.
L’istituto centrale di via XX Settembre ha quindi «ritenuto opportuno procedere a una riorganizzazione delle tesorerie statali, tenuto conto dell’avanzato stato di informatizzazione delle procedure di riscossione e pagamento del servizio». Con la nuova misura, dunque, dal nord al sud del paese sono state individuate 19 tesorerie da chiudere. Si va dunque dalla chiusura di quella di Avellino le cui competenze passano a Salerno, a quella di Como con competenze trasferite a Milano, quella di Caserta che passa a Napoli, quella di Reggio Emilia a Bologna, quella di Pesaro a Ancona, di Taranto a Lecce o quella di Viterbo a Roma e così via. Sono esattamente le stesse sedi che lo scorso 23 marzo avevano visto una mobilitazione generale da parte dei sindacati, che avevano incrociato le braccia con uno sciopero di quattro ore. L’obiettivo era quello di scongiurare la chiusure delle sedi, in quel periodo solo ventilate.
Una iniziativa di protesta che ha visto schierate in campo le segreterie nazionali di Falbi-Confsal, Fisac-Cgil, Fiba-Cisl e Uilca, che accusavano i vertici dell’istituto «di un vero smantellamento delle filiali da cui discenderebbero gravi e irrimediabili ripercussioni sui servizi resi». Già nel 2007, secondo i sindacati, erano state chiuse 33 filiali. Adesso le nuove chiusure per 19 sedi, sulle quali non si esclude una nuova levata di scudi da parte delle stesse associazioni sindacali.
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