Sul rebus “acqua pubblica” le nubi della fusione Iren
Allo studio l’affidamento temporaneo ad una società ad hoc della multiutility Ma da Cernobbio Fassino torna a spingere per una unione con Hera e A2a
REGGIO EMILIA. La quadratura del cerchio sembra ancora distante. Anche in conseguenza delle nubi che si addensano sul futuro di Iren, su cui si rincorrono sempre più insistenti le voci di una possibile maxi-fusione, a rendere di fatto decisamente complicata la nuova ipotesi ora allo studio: un affidamento temporaneo alla multiutility, lasciando tuttavia pubblico il concessionario.
È questa infatti una delle strade messe in campo per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, al centro della Conferenza dei presidenti delle Unioni che si è svolta lunedì in Provincia: un’occasione nella quale si è fatto il punto sull’acqua pubblica in vista della scadenza del 30 settembre, quando per l’affidamento del servizio idrico dovrà aprirsi una fase nuova. Al vertice hanno partecipato i rappresentanti dei Comuni capidistretto. E il quadro restituito alla fine del dibattito è stato quello che si protrae ormai da mesi: una sostanziale divergenza di vedute, alla ricerca di una soluzione che, dopo il discusso accantonamento del piano Agenia, riesca in qualche modo a serrare le fila del Pd e dei primi cittadini verso un nuovo piano in grado di garantire un ampio margine di “pubblico” nella futura gestione del servizio.
Ed è in quest’ottica che si è dato mandato ad Atersir – l’Agenzia territoriale per i servizi idrici e i rifiuti – di elaborare un documento che riguardi le società miste, verificando se dal punto di vista giuridico ci possano essere soluzioni intermedie per l’affidamento in house, lasciando temporaneamente la gestione operativa in mano a Iren, che però dipenderebbe da un concessionario al 100% pubblico.
In sostanza, l’ipotesi allo studio prevede che Agac Infrastrutture si doti di una cabina di regia che assuma un ruolo da “controllore” su Iren, alla quale resterebbero la parte gestionale e dei flussi di cassa, tenendo in questo modo fuori dalla parte contabile i bilanci dei Comuni, che non avrebbero nessun tipo di onere economico.
Un progetto per il quale verrebbe chiesto a Iren di creare una società territoriale ad hoc, che tuttavia si scontra con le ipotesi di maxi-fusione che da giorni tornano a circolare intorno alla società, ad aggiungersi ad una riorganizzazione interna che potrebbe veder sparire Iren Emilia.
L’ipotesi della maxi-utility è stata rilanciata nei giorni scorsi dal sindaco di Torino e presidente nazionale Anci, Piero Fassino, che al workshop di Confindustria a Cernobbio ha è tornato a parlare di una mega-fusione Iren, Hera e A2A, con la nascita di un colosso per la gestione di energia, acqua e rifiuti in un bacino che va da Milano a Torino, da Genova all’Emilia-Romagna.
Un’ipotesi sulla quale però ieri è arrivata una frenata dall’assessore regionale all’Ambiente, Paola Gazzolo: «Bisogna evitare che l’essere troppo grandi limiti l’attenzione ai territori – avverte Gazzolo – i grandi colossi sono utili se però non perdono di vista i territori. Perché i veri colossi sono i cittadini».
E mentre il dibattito sembra più che mai in alto, si avvicina comunque la scadenza del 30 settembre. Entro quella data – quando ormai anche l’approfondimento tecnico affidato all’Atersir dovrebbe arrivare ad una valutazione – bisognerà approvare un documento di ricognizione delle infrastrutture, con la valutazione degli investimenti fatti e da fare per chiunque intenda subentrare nel servizio.
Una nuova fase per una partita politica che terrà banco di qui fino a fine anno, con il rischio di far implodere nuovamente il Pd, come avvenuto in occasione della direzione che ha accantonato il piano Agenia. Una partita che registra già una presa di posizione di Rifondazione Comunista, che accusa di «enormi responsabilità hanno i sindaci Pd», chiedendo «subito lo scorporo del ramo d'azienda acqua».
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