Brescello, la Commissione chiede tre mesi di proroga
Dal 12 giugno scorso la “squadra” nominata dal prefetto Raffaele Ruberto studia l’attività amministrativa del Comune in cerca di eventuali infiltrazioni mafiose
BRESCELLO. Non sono bastati tre mesi di intenso e proficuo lavoro, alla Commissione prefettizia per concludere i lavori dell’inchiesta amministrativa voluta dal prefetto di Reggio Emilia Raffaele Ruberto, finalizzata a scoprire eventuali collegamenti fra amministratori, consiglieri comunali, persone che lavorano in municipio e la criminalità organizzata. Per questo motivo, dopo i primi tre mesi di lavoro, verrà chiesta una proroga di ulteriori 90 giorni, al termine dei quali i lavori dovranno concludersi.
Dal 12 giugno scorso i tre commissari – il vice prefetto vicario Adriana Cogode, il capitano dei carabinieri Dario Campanella, comandante della compagnia di Castelnovo Monti, e Giuseppe Zarcone, dirigente del servizio contabilità e gestione finanziaria della prefettura di Torino – insieme ad alcuni carabinieri del nucleo investigativo di Reggio stanno indagando all’interno del municipio di Brescello.
Stanno controllando appalti, opere pubbliche già eseguite, prestazioni di servizio, documenti e carte sull’attività amministrativa, hanno raccolto testimonianze e scavato sull’intera vita del Comune di Brescello degli ultimi anni.
L’inquadramento socio-economico di Brescello deve fare i conti, ormai da molti anni, con l’insediamento della criminalità organizzata, presente nel territorio comunale già dall’inizio dei primi anni Novanta, e compito della Commissione prefettizia sarà quello di verificare la sussistenza di forme di ingerenza da parte delle 'ndrine nei confronti dell’amministrazione comunale: non solo quella in carica da poco più di un anno, guidata da Marcello Coffrini, ma anche quelle precedenti, come quelle guidate per dieci anni da Giuseppe Vezzani, di cui Marcello Coffrini era comunque assessore. E le cose su cui i commissari stanno cercando risposte sono tante e diverse.
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