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Don Gino lascia Reggiolo: «Ricostruire chiesa e comunità»

Don Gino lascia Reggiolo: «Ricostruire chiesa e comunità»

Dopo nove anni il parroco viene trasferito a Fabbrico e Campagnola. Dal maggio 2012 ha guidato i fedeli tra terremoto e precarietà. Domenica 13 il saluto alla comunità.

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REGGIOLO. «Quanto vissuto con Voi in questi nove anni (per me “volati via”… altro segno del provvisorio/vecchiaia che avanza!) credo abbia dato sostanza a quelle riflessioni: ci mancava solo lo “scossone” del terremoto a ricordarmi/ci che bisogna sempre essere pronti a ricominciare, facendo leva sul provvisorio i “surrogati”, come li chiamo io) per tendere, normalmente con tanta fatica, “magoni” e perseveranza, verso prospettive più ampie e serene. Compito gravoso, che affido ai più che capaci successori: “Ricostruire la parrocchia (le strutture), ricostruendo i parrocchiani”. Dunque “cambio corriera”, sapendo che la mèta resta la stessa, pur seguendo altre strade. Grazie del percorso fin qui fatto insieme e Buen Camino».

Così scrive don Gino Bolognesi, parroco di Reggiolo, sul bollettino parrocchiale, sotto il titolo di “La dinamica del provvisorio” affisso nella chiesa provvisoria e dove domenica 13, alle 10.30, saluterà la comunità reggiolese.

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In occasione della Festa dell’Oratorio, per lui, è stata organizzata una festa. Domenica 20, don Gino celebrerà la sua prima messa a Campagnola, parrocchia alla quale è stato designato, insieme a quella di Fabbrico, dal vescovo mons. Massimo Camisasca a che da qualche tempo ha lanciato una ristrutturazione delle parrocchie per essere trasformate sempre di più in Unità Pastorali. A continuare l’attività pastorale ci sarà don Francesco Avanzi, 50 anni, e don Guerrino Franzoni, ex parroco di Rubiera. Cambia anche la geografia dell’Unità pastorale di Reggiolo. Se prima i sacerdoti si occupavano delle parrocchie di Reggiolo e Villanova ora abbracceranno anche l'Unità pastorale della “Beata Vergine dello Spino” che comprende le parrocchie di Brugneto di Reggiolo, Villarotta di Luzzara e San Girolamo di Guastalla.

Don Gino Bolognesi, parroco da 9 anni a Reggiolo, lascia una comunità ferita dal sisma del 2012, senza ancora la sua chiesa e dal precario tessuto economico dovuto alla chiusura o al fallimento di importanti aziende come nel caso dell’ex Cmr.

«Il recente fenomeno della “precarietà” – scrive ancora don Gino lasciando così al testo qualsiasi parola che, a volte, può essere superflua – con tutti i suoi aspetti positivi e negativi, noi preti lo esperimentiamo già da quasi trent’anni, da quando cioè la Conferenza Episcopale Italiana, su indicazione del Codice di Diritto Canonico, ha fissato in nove anni la durata del servizio del parroco in un luogo. Sono previste variazioni (in più o in meno) nella durata, ma questo ha annullato il vecchio principio della inamovibilità: dopo aver “conquistato” la parrocchia“vincendo il concorso”, il parroco poteva quasi affermare: “Dio me l’ha data. Guai a chi me la tocca!”.Naturalmente esagero – conclude don Gino - ma credo che la decisione presa, anche se comporta aspetti certamente problematici, sia quella giusta. Anzitutto nel favorire in noi preti la mentalità di corresponsabili, amministratori fedeli e saggi – conclude don Gino – collaboratori, “servi ordinari”, preti certo a tempo pieno, mai però padroni di nulla e nessuno: “Altri semina, altri raccoglie”». (m.p.)

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