Gazzetta di Reggio

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Processo Cesi, misterioso furto a casa dell’unica parte civile

di Serena Arbizzi
Processo Cesi, misterioso furto a casa dell’unica parte civile

Correggio: mentre Franca Giacobazzi era a deporre durante l’udienza in tribunale, qualcuno è entrato nella sua abitazione e ha rubato documenti inerenti al caso. La storia della donna alla quale il maresciallo non ha preso le denunce

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CORREGGIO. «Per tanti, troppi anni, mi sono sentita prigioniera di un doppio incubo: da un lato il mio ex marito che mi procurava diversi problemi. Dall’altro, il comandante Cesi, dal quale mi sono recata un’infinità di volte nella speranza di essere ascoltata, ma non c’era verso. E l’ultima volta addirittura mi disse di non disturbarlo più». Non trova pace la correggese Franca Giacobazzi, unica a essersi costituita parte civile a fronte di 22 parti lese nell’ambito del processo contro Roberto Cesi, ex comandante dei carabinieri correggesi. E svela un inquietante particolare: «Il primo luglio scorso mi è successo un episodio quantomeno singolare. Il giorno della deposizione al processo sono entrati i ladri in casa mia. Mi hanno preso dei documenti inerenti al caso. Sono entrati dalla porta, senza lasciare segni di effrazione, e sono usciti dalla finestra», spiega. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12064788:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/09/09/news/la-vasca-idromassaggio-di-cesi-l-ha-pagata-unieco-1.12064788]]

Franca guarda le infinite pile di carte, disposte sul tavolo di casa e nella biblioteca del soggiorno, accumulate in anni di lotte contro un ex coniuge dal quale si è separata nel 2005 e ha ottenuto il divorzio nel 2010. E all’indomani dell’udienza relativa a una presunta telefonata ingiuriosa fattale dal suo ex marito, Franca decide di sfogarsi.

«Martedì è stato tutto rinviato alla prossima udienza, in cui verrà ascoltata la registrazione della telefonata: si terrà nel maggio 2016. E nel frattempo, io continuo a vivere il mio calvario, la mia sofferenza quotidiana, provocata da tutte le denunce che Cesi non ha mai voluto fare. Ho sempre cercato la salvezza ai tanti episodi drammatici che sono stata costretta a subire in famiglia, da parte del mio ex marito in questi anni – racconta Franca – Mi sono sposata nel 2002 e la situazione è subito peggiorata con mio marito e l’escalation di problemi è stata intensa e inarrestabile. Dal 2005 ho iniziato ad andare in caserma per parlare con Cesi. Si è formato un solco a causa di tutte le volte che sono andata da lui sia alla sede vecchia dei carabinieri, sia in quella nuova per chiedergli di denunciare. Cesi rispondeva sempre: “Ci penso io”, lasciando intendere che avrebbe cercato di mettere a posto le cose in modo informale. Mi diceva che conosceva il mio ex marito e che ci avrebbe pensato lui. Per Cesi si trattava di dissidi poco rilevanti, l’ultima volta addirittura mi disse di non disturbarlo più, e invece erano cose gravissime: dalla violenza verbale alle botte. Ma Cesi mi intimoriva parecchio: conoscevo la sua importanza a Correggio e avevo paura che quelle denunce mi si ritorcessero contro».

Quando, nel 2012, Cesi se ne va, la sofferenza di Franca sfocia in 12 denunce di cui sette archiviate: «Sto ancora pagando per il mancato lavoro di Cesi».

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