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Sassi rispolvera il Piano B «La gara? Errore politico»

di Massimo Sesena
Sassi rispolvera il Piano B «La gara? Errore politico»

Per il vice sindaco di Reggio l’unica soluzione realmente percorribile resta l’affidamento in house alla società Agac Infrastrutture, già pubblica

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REGGIO EMILIA. Quando il dibattito sull’acqua pubblica, all’inizio di quest’estate, aveva assunto i toni più accesi era uscito allo scoperto con un “Piano B”, subito bocciato dal Comitato dei referendari e dal Movimento 5 Stelle, ancora oggi irremovibili sull’unica ipotesi percorribile, quella della ripubblicizzazione tout court.

Ora il vice sindaco Matteo Sassi torna a proporre la soluzione alternativa e la novità è semmai quella della platea a cui si rivolge. Certo, nel suo miri ci sono ancora i grillini, che proprio domenica scenderanno in piazza per puntare il dito contro il Pd e la giunta Vecchi. Ma Sassi se la prende anche con chi, nella maggioranza di centrosinistra è sempre più propenso all’ipotesi di una gara d’appalto, l’eventualità più invisa dai referendari.

Assessore Sassi, domenica rischia di riaprirsi il dibattito sull’acqua pubblica. Colpa dei grillini che scenderanno in piazza, ma anche colpa della sua maggioranza che non si decide...

«Domenica prossima ci sarà una manifestazione del M5S a sostegno dell'acqua pubblica. Non mancheranno, come più volte accaduto in passato, atteggiamenti rancorosi e populisti. Ricordo che poco più di un mese fa un consigliere comunale del Pd fu aggredito verbalmente e a me accadde la medesima cosa. Troppo spesso negli ultimi tempi iniziative politiche finalizzate a favorire la partecipazione, come le manifestazioni, hanno in realtà finito per svilire la democrazia. E' un dato nuovo e inquietante che dovrebbe farci riflettere su un disagio diffuso che non sempre trova uno sbocco democratico. E non è detto che la grande maggioranza silenziosa coltivi sentimenti sempre differenti».

Le sue preoccupazioni sembrano rivolte alla maggioranza di cui lei stesso fa parte...

«E’ così e non le nascondo che son preoccupato, anche alla luce del recente dibattito tra i sindaci, in cui ho visto crescere il consenso attorno all’ipotesi di andare a gara per la gestione del servizio idrico nei prossimi anni».

E per lei sarebbe un errore?

«Sì. Un grave errore politico, una deriva assolutamente da evitare. Il buon governo della cosa pubblica non è un'arma sufficiente a sconfiggere i populismi e gli autoritarismi. Alla politica, perché possa essere una buona politica, servirà sempre un'anima. La sfida della sinistra, specie quando è forza di governo, è costruire un senso di appartenenza popolare intorno ai valori di giustizia ed uguaglianza. Questo compito è tanto più indifferibile in un tempo come il nostro caratterizzato da crescenti disuguaglianze. Persino in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, tra le fila dei democratici e dei laburisti, leader progressisti come Sanders e Corbyn stanno prendendo piede. In Italia, se andasse in porto il tentativo del Governo di fare tabula rasa della sinistra, consegneremmo il malcontento sociale a forze apertamente antidemocratiche e populiste. Vale a dire la destra. Dobbiamo dunque dimostrate coi fatti, a partire dalle città, che una buona politica di sinistra è una necessità per la tenuta democratica dell'Italia e non un peso come spesso si tende a mistificare».

Ammetterà che l’ha presa un po’ alla larga...

«Nemmeno tanto. Il rischio di una sinistra senz’anima, in questa partita dell’acqua pubblica è assai concreto».

Bastava dire sì all’acqua pubblica...

«Ma noi siamo amministratori e abbiamo delle responsabilità. Il piano A, o come vogliamo chiamarlo, non è praticabile, a meno di non fare una società pubblica legata mani e piedi a banche e creditori».

E allora come si fa “a non perdere l’anima”?

«A mio avviso occorre ricercare un nuovo rapporto tra politica ed economia, oggi pericolosamente sbilanciato verso quest'ultima. L'anima della sinistra sta proprio nella volontà di riequilibrare questo rapporto, perché la cittadinanza sia espressione di dignità e diritti. I Beni Comuni offrono un'occasione straordinaria per mettere in campo questa visione politica. Per questa ragione, oltre che per il buon governo della cosa pubblica, ritengo che si debba evitare la gara ad evidenza pubblica per la gestione dell'acqua. Significa dire al mercato che esiste un limite invalicabile oltre il quale è dovere e diritto della politica governare risorse strategiche per la vita delle comunità, come l'acqua».

Il suo piano resta quello già spiegato mesi fa?

«Abbiamo già una società interamente pubblica come Agac infrastrutture che può essere dotata di competenze tecniche, personale e funzioni che consentano l'affidamento in house della governance del ciclo idrico reggiano. Su partite come questa il cordone ombelicale che lega la politica progressista a larga parte della cittadinanza può spezzarsi così come rafforzarsi. Se dovesse spezzarsi, a Reggio come nel Paese, ne risentirebbe mortalmente la stessa democrazia».

Una delle accuse di metodo che vi viene mossa è che, al di là della scelta che non piacerà, ci state anche mettendo troppo tempo a decidere...

«Guardi, per me la partita va chiusa in fretta e soprattutto chiusa nel modo migliore possibile. Anche questo, dal punto di vista politico, sarebbe un segnale importante. Detto questo, servirebbero tempi tecnici anche e soprattutto se si andasse a gara e lo si decidesse domani. Lo dice la stessa parola: una gara non si può bandire dall’oggi al domani. E lo stesso discorso varrebbe se domani decidessimo di aderire alle richieste dei referendari».

massimosesena

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