Gazzetta di Reggio

Reggio

Una chiusura graduale per la sede di Bankitalia

di Luigi Vinceti
Una chiusura graduale per la sede di Bankitalia

Niente più cambio di monete o banconote, la chiusura definitiva dal 30 giugno Incertezza sul futuro dello storico palazzo e dei dipendenti: cinque sono reggiani

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REGGIO EMILIA. La sede reggiana della Banca d’Italia chiude i battenti. Ma per il momento resta aperta e funzionante con buona parte dei servizi che svolgeva abitualmente. Perderà alcuni incarichi ma ne conserverà altri. Tutto ciò almeno fino al 30 giugno del prossimo anno. Il processo di cambiamento avverrà dunque per gradi. L’iniziativa ha preso il via dopo il decreto del Ministero dell’Economia che ha inserito, nella razionalizzazione dei servizi di tesoreria provinciali, la chiusura di 19 sedi compresa appunto quella che occupa lo storico palazzo di Piazza Martiri 7 luglio (di proprietà del Ministero stesso) ed il trasferimento delle loro competenze.

La sezione di Reggio diventerà una “costola” della sede di Bologna. Nella nostra città dal 26 ottobre non saranno più svolti i servizi di tesoreria, i rapporti con gli altri istituti di credito, il maneggio di denaro. Quindi niente cambio di monete e soldi di carta e niente attività di tesoreria; un impegno, quest’ultimo, che a dire il vero anche ora viene ormai svolto in larga misura attraverso i canali telematici. Alla fine dello stesso mese si concluderà anche la pluriennale esperienza reggiana dell’attuale direttore Giuseppe Rizzitello. Il pubblico, quanto meno sino alla metà dell’anno venturo, potrà invece accedere agli sportelli della sede cittadina dell’Istituto di emissione per raccogliere una serie di informazioni. Imprenditori, privati cittadini, esponenti di società e di associazioni dei consumatori potranno avvalersi del personale in servizio per gli accessi alla Centrale rischi, alla Centrale allarmi interbancari e per eventuali ricorsi all’Arbitro bancario finanziario.

Ma quale sarà la sorte degli impiegati attualmente occupati? Nelle sedi sindacali (da Gregorio Villirillo della Cgil a Leonello Boschiroli della Cisl) non sono arrivati al momento richieste o segnali precisi. «Solo alcuni mesi fa - afferma il primo - ho avuto un contatto ma non c’era ancora nulla di concreto». I dipendenti coinvolti non raggiungono comunque le venti unità e in larga parte si tratta di persone originarie delle province limitrofe. Solo cinque di loro sono nostri concittadini. Nulla è stato deliberato al loro riguardo, così come la sorte futura del magnifico palazzo che, ancora per qualche tempo, ospiterà la Banca d’Italia.

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