«Voleva farmi uccidere dal suo amante»
Cavriago: la difesa di un marito violento di 40 anni, alla sbarra per maltrattamenti in famiglia. L’accusa della moglie: «Mi picchiava davanti ai figli»
CAVRIAGO. Marito e moglie ai ferri corti come ormai accade in tanti (troppi) rapporti coniugali, però nel processo apertosi ieri in tribunale a Reggio vi sarebbero per la procura dei risvolti penalistici che ora hanno messo sotto accusa un quarantenne di Cavriago per maltrattamenti in famiglia.
E ieri, in aula, sono state sentite le versioni dei due protagonisti di questa delicata vicenda (non forniremo le generalità dei coniugi per tutelare la privacy dei figli minorenni della coppia). Lei, con precedenti penali, è coetanea del marito (d’origine meridionale) e non si è costituita parte civile nel processo. Ha avuto parole dure contro l’uomo che ha sposato, ripercorrendo episodi relativi al biennio 2007-2008.
«La mia vita era un inferno, mi insultava ogni giorno – spiega davanti al giudice Alessandra Cardarelli – faceva di tutto per umiliarmi, per ferirmi. In un episodio mi ha anche buttata per terra, in casa, prendendomi a calci e minacciandomi con un coltello. L’ha fatto davanti ai nostri bambini: allora non ci ho più visto e l’ho lasciato, ma lui ha continuato a perseguitarmi. Quando andavo a lavorare, trovavo il cellulare anche con 50 chiamate, perché lui non si fidava di me e credeva stessi con un altro uomo».
E sarebbe spuntata anche la minaccia con un coltello l’8 marzo di sette anni fa (nel giorno della festa della donna). Il marito – assistito dall’avvocato Fabrizio Sessa – ha dato una versione diversa dei fatti: ««Ero io che dovevo difendermi dalle violenze e dai suoi continui tradimenti – ha replicato – e in un episodio nel bel mezzo di un supermercato mi sono trovata davanti e a lei e al suo amante, che altri non era che il killer che aveva assoldato per ammazzarmi al prezzo di 5mila euro. Ma di certo non ho mai picchiato mia moglie».
Di sicuro in quel supermercato era nato un fronteggiarsi a colpi di carrello che aveva reso necessario l’intervento dei dipendenti del punto-vendita e poi dei carabinieri.
I due sono ancora sposati e secondo il racconto dell’uomo avevano iniziato la separazione, per poi decidere di non procedere a patto di ritirare le denunce reciproche. La donna era stata querelata per le minacce di morte, mentre lui per maltrattamenti: ma solo il marito avrebbe rispettato l’accordo. Se ne riparlerà in aula a Reggio il 21 ottobre. (t.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
