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Arrivati gli otto profughi fuggiti dall’Afghanistan

di Jacopo Della Porta
Arrivati gli otto profughi fuggiti dall’Afghanistan

Guastalla: sono stati sistemati in due appartamenti comunali in via Anna Frank «Abbiamo lasciato le famiglie ma speriamo che un giorno possano raggiungerci»

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GUASTALLA. Hanno percorso più di 7mila chilometri in 3 mesi, dando fondo ai loro risparmi. Hanno lasciato alle spalle un Paese nel quale non hanno mai conosciuto la pace per arrivare in Italia, di cui sanno poco e niente, se non che sembra loro un bel posto per vivere. Otto afghani, quasi tutti ventenni, tranne uno di 41, vivono da pochi giorni in due appartamenti di via Anna Frank a Guastalla, concessi in locazione dalla Asp alla cooperativa Dimora d’Abramo, che ha vinto un bando per la gestione dei richiedenti asilo nella nostra provincia. Ieri mattina il gruppo di afghani si è recato al mercato del sabato per fare una passeggiata e prendere confidenza con il luogo dove vivranno in attesa di conoscere il loro futuro. Scambiare qualche parola non è semplicissimo perché solo due parlano qualche parola d’inglese.

All’inizio c’è un po’ di diffidenza, ma basta iniziare a fare qualche domanda perché tutti si avvicinino per ascoltare e provare a dire qualcosa.

«Il nostro problema è la lingua» – conferma un 21enne. A prima vista si direbbe che la volontà di aprirsi alla nuova realtà che li circonda c’è tutta: quasi tutti sono in jeans e maglietta e sono sbarbati, come a voler rifuggire da una certa iconografia che finirebbe per associarli con i fondamentalisti talebani saldamente installati in una parte dell’Afghanistan.

Uno dei più spigliati è Jalal Khan, 23 anni, proveniente da Kandahar. Ha un basco di traverso sulla testa e una sciarpa intorno al collo e dice “che gli piace l’Italia”. Molti richiedenti asilo aspirano ad andare nel Nord Europa, ma per ora il gruppo dice che vorrebbe restare qua. Gli otto somali che erano arrivati negli anni scorsi, durante la guerra in Libia, e avevano soggiornato negli stessi appartamenti, sono andati via una volta concluso il programma.

«Abbiamo lasciato le famiglie a casa – dice Khan – ma ci piacerebbe che un giorno potessero venire qua».

Il loro viaggio è stato lunghissimo e ha seguito quella tratta balcanica di cui in questi giorni si sta parlando molto e che è percorsa anche dai siriani. Da Kabul e dalle altre città da cui provengono sono passati in Pakistan, Iran, Turchia, Bulgaria, Serbia e Ungheria.

Infine, una volta nel territorio dell’Unione Europea, hanno raggiunto l’Italia dall’Austria. Il viaggio della speranza è costato moltissimo: uno di loro dice 10mila dollari americani. Otto ragazzi giovani che vivono in un condominio, in attesa che siano impiegati in qualche attività, possono creare qualche problema.

«In questi giorni c’è un bel via via di persone – dice un residente – e ieri ho sentito rumore fino alla notte, voci, porte che sbattevano». Parlando con le persone che vivono in via Anna Frank emergono problemi di convivenza con il precedente gruppo di somali.

«Qualche volta mangiavano insieme sulle scale – dice un’anziana – e più volte mi sono lamentata». Altri ripropongono argomentazioni molto diffuse. «Ci sono tanti italiani da aiutare prima di loro. Manca il lavoro e le case. Mentre loro non pagano l’affitto e le bollette. Non lo ritengo giusto» – dice un signore che abita in zona da 30 anni. Il programma per i richiedenti asilo ha comunque un termine e dopo che i profughi avranno ottenuto una risposta, dovranno camminare sulle loro gambe. E la strada che li attende non sarà certo semplice.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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