Gazzetta di Reggio

Reggio

Stazione, crollo dei negozi italiani

di Leonardo Grilli

Su 68 esercizi commerciali più della metà sono in mano soprattutto a cinesi, egiziani e albanesi

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REGGIO EMILIA. La maggioranza degli esercizi commerciali sono stranieri, così come la maggioranza dei residenti. Nel quartiere di San Pietro gli italiani sono sempre meno. Sia quelli che ci abitano, sia quelli che ci lavorano. A dirlo sono i dati rilasciati dal Comitato cittadini "Viale 4 novembre", nell'ambito del programma "Sicurezza urbana integrata - città sicura". Nelle vie interessate sono in attività 68 esercizi, di cui 23 in piazzale Marconi, 22 in viale 4 novembre, 16 in via Eritrea, 4 in via Cesana, 2 in via Alai e 1 in via Ceva. Di questi ben 36, oltre la metà, sono intestati a cittadini stranieri. In particolare si parla di lavoratori egiziani, il 20,4% del totale, seguiti dai cinesi al 16,9% e dagli albanesi al 15,6%.

Il trend che vede l'aumento di imprenditori non italiani è quindi in crescita rispetto a quanto registrato dalla Camera di commercio due anni fa: all'epoca si parlava di un 10,7% di stranieri nel 2009 e un 12,5% nel 2013. Poco più della metà degli stranieri iscritti opera nel settore delle costruzioni (51%), mentre aumentano le imprese di commercio sia all'ingrosso che al dettaglio che si assestano al 13,3%. In crescita anche il settore della ristorazione, che passa dal 6,6% del 2009 all'8,3%. Passando dai dati alla vita reale in sostanza, se escludiamo il settore edile, per il quartiere vuol dire che ci sono più ristoranti, supermercati, bar e negozi gestiti da cinesi o egiziani. Che spesso, come dimostra il problema delle residenze fantasma e dell'irreperibilità dei residenti, non risiedono a lungo nella zona. Qualche anno al massimo, per poi spostarsi in un'altra città o tornare nei loro paesi di origine. La dimensione tipica del quartiere, il chiamare per nome il commesso o il lattaio, andare a cena dal vicino di casa con cui sei cresciuto assieme, scambiare quattro chiacchiere col barista. Tutto questo sta scomparendo, in favore di una dimensione più cosmopolita. Tralasciando ogni valutazione di merito sul fatto che tutto ciò sia positivo o negativo, la realtà e i numeri ci dicono che questo è quello che sta accadendo. D'altronde lo confermano anche i dati circa la percentuale di stranieri residenti a San Pietro: su 1230 persone che abitano la zona il 64,9% sono straniere: 798 unità. Parlando sempre di quelli che risultano all'anagrafe, su quelli non registrati insiste ancora un enorme buco nero. Il 60% degli immigrati è di nazionalità cinese, com'è evidente se si sbirciano i nomi sui campanelli o si guardano i negozi di piazza Marconi. La percentuale più consistente, il 24,5%, risiede in via 4 novembre: su 196 stranieri 139 vengono dalla Cina, ma i 479 asiatici sono distribuiti più o meno equamente su tutte le vie che compongono il quartiere. I 36 nigeriani residenti, invece, abitano piazza Marconi, via Eritrea e ancora via 4 novembre, così come i ghanesi, in totale 35.

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