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Gender, bagarre e polemiche a Rubiera

Adriano Arati
Gender, bagarre e polemiche a Rubiera

Il paese si divide dopo la serata in parrocchia, dove Gianfranco Amato ha presentato il suo libro "Gender(d)istruzione". Alberto Nicolini, presidente dell'Arcigay Gioconda, decide di essere "sbattezzato"

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RUBIERA. «Una ferita» che ha portato a una richiesta di sbattezzo, alle lacrime di una ragazza e a polemiche che ora dopo ora continuano ad aumentare. Crescono, anziché spegnersi, gli strascichi della serata di lunedì a Rubiera dedicata alla cosiddetta ideologia gender, organizzata in parrocchia da alcuni parrocchiani. Protagonista unico, Gianfranco Amato, autore del libro “Gender(d)istruzione - Le nuove forme d'indottrinamento nelle scuole italiane” e presidente dell’associazione Giuristi per la vita, nata anni fa dopo le “manifestazioni per la vita” contro l’aborto.

Nei giorni precedenti non sono mancate le discussioni fra i due “fronti”: difensori della sessualità tradizionale (fra cui molti gruppi cattolici, comprese le ormai celebre sentinelle in piedi) e favorevoli a questo nuovo approccio all’argomento. Lunedì sera la sala parrocchiale era stipata di spettatori, anche se non è stato possibile intervenire al termine delle parole di Amato. L’avvocato genovese non è andato per il sottile nella sua esposizione, generando amarezza in alcuni dei presenti, fra cui i responsabili dell’Arcigay reggiana. Fabiana Montanari è uscita piangendo.

Alberto Nicolini, rubierese doc e presidente dell’Arcigay Gioconda, ha deciso di essere “sbattezzato” dopo l’incontro, presentando richiesta formale. Nicolini, che ricorda di essere cresciuto in parrocchia, spiega di aver «assistito a un atto di bullismo collettivo, nel cinema parrocchiale: un uomo aggrediva verbalmente gli “omosessualisti” (!), gridava con orgoglio (è il suo pezzo forte, ben calcolato) “sono omofobo” tra applausi scroscianti, mentre i pochi coraggiosi contrari cercavano di dissentire (ma non si poteva intervenire) e un quarto delle persone rimaneva zitta e attonita».

E punta il dito sull’assenza di contradditorio alla fine dell’intervento di Amato. La delusione è fortissima, per Nicolini: «Non voglio mai più essere associato con una parrocchia che organizza e perpetra una cosa del genere. Non lo voglio come vittima di bullismo alle elementari De Amicis, non lo voglio come ex capo Scout, non lo voglio come persona che crede nel confronto e nella democrazia. Sono felice di uscire da questa chiesa che dà spazio a chi vomita odio e ferisce delle persone», spiega.

Nicolini non è l’unico ad aver commentato la serata. Il sindaco Emanuele Cavallaro ha ricordato che la scuola rubierese ha già spiegato la sua posizione al riguardo della “questione gender”, invitando invece a organizzare un dibattito aperto. I toni sono diventati molto meno civili sull’agora contemporanea, Facebook, con feroci duelli fra rubieresi presenti alla serata. Da un lato chi si dichiara «schifato e deluso dalle parole di Amato, da questa cattiveria e dal fatto che Rubiera accolga iniziative simili». Dall’altro lato i promotori dell’incontro, schierati su posizioni molto vicine a quelle dell’avvocato. In attesa di un eventuale dibattito a Rubiera, per ora le frange rivali serrano le file, fra amarezza e rancori crescenti.

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