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Don Aldemiro Corsi torna nella sua chiesa 71 anni dopo il delitto

Don Aldemiro Corsi torna nella sua chiesa 71 anni dopo il delitto

San Polo: domenica le ossa del parroco ucciso nel 1944 verranno collocate nella nicchia di fianco al confessionale

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SAN POLO D’ENZA. Grassano omaggia don Aldemiro Corsi, parroco per decenni, ucciso il 21 settembre 1944 assieme alla sua domestica Zeffirina Corbelli. Domenica la cassetta con le ossa del sacerdote verrà portata nella sua nuova sede, all’interno della chiesa della frazione. Alla cerimonia sarà presente fra gli altri monsignor Paolo Rabitti, arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio. Il corteo partirà alle 11 dal campo sportivo a fianco del cimitero e arriverà sino alla chiesa. Nella stessa mattinata, verranno intitolati a don Corsi il nuovo camminamento pedonale che dal campo sportivo porta al cimitero e il bar del centro sportivo, che porta il nome di un altro sacerdote locale, don Cesare Lumetti.

L’idea è nata nel 2014, durante le commemorazioni per il 70esimo anniversario dell’uccisione di don Aldemiro Corsi e della sua domestica, avvenuta il 21 settembre 1944, in uno dei periodi più cruenti della seconda guerra mondiale. L’unità pastorale di San Polo, Grassano e Barcaccia, e in particolar modo la parrocchia di Grassano, hanno cercato un modo per valorizzare la figura di don Corsi. L’attuale parroco, monsignor Pellegrino Tognoni, e il consiglio pastorale si sono affidati anche al parere del vescovo Massimo Camiscasca, sino all’iniziativa di questi giorni, con il trasferimento delle ossa del prete dal cimitero alla chiesa di Grassano, quell’edificio che venne ristrutturato grazie agli sforzi del sacerdote stesso.

Dopo la morte, il 24 settembre 1944 vennero officiati i funerali e la salma venne sepolta in fretta nel vecchio cimitero di Grassano, in una semplice tomba in terra dove è rimasta per 47 anni. Nel 1991, per costruire il nuovo campo sportivo, il camposanto venne smantellato, e don Lumetti comprò un ossario nel nuovo cimitero di Grassano per custodire i resti di don Corsi.

Ora si arriva alla nuova sede, in una nicchia dentro la chiesa, chiusa da una lastra di marmo. «Poiché è una pratica inusuale, ha richiesto un iter burocratico maggiore del previsto, ma grazie alla buona volontà di tutti l’esito positivo è stato più veloce del previsto», raccontano i parrocchiani. Infatti, «le pratiche per traslare le ossa di un defunto fuori dai confini cimiteriali sono piuttosto lunghe e difficoltose, a queste si aggiunge il fatto che per poter seppellire in una chiesa occorre il nulla osta dell’autorità diocesana e della sovrintendenza alle belle arti».

Intanto, concludono, «si era casualmente trovata la collocazione dove sistemare l’urna con le ossa. Nella cappella penitenziale della chiesa, proprio di fianco al confessionale, esisteva una nicchia deposito inutilizzata da decenni: si è deciso che fosse il luogo ideale essendo visibile e non dovendo intervenire con opere murarie che avrebbero richiesto ulteriori permessi». (adr.ar.)

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