«15 anni senza una sola richiesta»
I volontari del Circolo Arci: «Abbiamo le chiavi ma nessuno ci ha mai chiesto di aprire le scale mobili»
REGGIO EMILIA. «In quindici anni nessuno ha mai telefonato al nostro circolo per chiedere di mettere in funzione le scale mobili anche perché una volta salito non sarebbe riuscito a scendere visto che l’ascensore è fuori servizio». C’è una malcerata ironia mista a rabbia nelle parole di Elmo Gallinari, uno dei volontari del circolo che ha da sempre in gestione il sovrappasso più inutilizzato della storia.
Un giudizio condiviso da molti residenti che conferma l’assoluta inutilità del manufatto realizzato a Villa Cella agli inizi degli anni duemila.
Elmo Gallinari è tra coloro che si occupa della manutenzione ordinaria e della pulizia sulla base di un’apposita convenzione con il Comune e ora che il tema è tornato d’attualità, non nasconde il suo disappunto per un’opera, che seppur voluta da una parte della popolazione non ha risolto i problemi di attraversamento dei pedoni e dei ciclisti della via Emilia. Tanto che alla fine è stato realizzato proprio sotto l’arcata in ferro un passaggio ciclo-pedonale a raso che viene normalmente utilizzato dai residenti.
«Per non parlare poi dell’ascensore che non è mai entrato in funzione ed è costato non si sa quanto, mentre forse bastava un montacarichi che sarebbe costato assai meno», ricorda Gallinari che fin da allora aveva manifestato sia all’assessore Angelo Malagoli le sue perplessità, ad esempio sull’ascensore per il quale non è mai arrivata l’autorizzazione che ne permettesse la messa in funzione. Nel frattempo in questi anni a Villa Cella sono stati in molti a criticare quella scelta costata circa 1.4 milioni di euro. Ma a essere criticata è stata anche la tempistica dell’intervento. «Una volta realizzata la piazzetta che avevamo chiesto sono iniziati i lavori per il sovrapasso che è talmente ingombrante da portare via molto spazio», ricordano Fausto Castagnetti (allora consigliere in circoscrizione e poi presidente della stesso ente fino al suo scioglimento) e lo stesso Elmo Gallinari. Quest’ultimo parla anche del lavoro di pulizia e manutenzione svolto dai volontari del Circolo Arci, in tutti questi anni. Perché se è vero che quel manufatto è rimasto inutilizzato, è pur vero che non ha subito l’ingiuria del tempo, come accade alle opere inutilizzate per anni. Per quella manutenzione il Comune paga 6mila euro l’anno al Circolo stesso: «Quel poco di soldi che restano dopo aver pagato le assicurazioni per i volontari che fanno i lavori, lo utilizziamo per lavori al cimitero o al parco di Cella, quindi per la comunità. Non ci mettiamo in tasca nulla». Anche in Comune stanno facendo i conti e pur non essendo una priorità, come ha già avuto modo di dire l’assessore Mirko Tutino, stanno pensando cosa fare di quest’ammasso di ferraglia. Se smontarlo - e stanno facendo i conti di quanto possa costare un intervento di questo genere - o lasciarlo al suo posto come imperituro monumento all’inutilità e alla burocrazia.
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