Gazzetta di Reggio

Reggio

«Il gas uscì dal tubo che si era rotto»

di Tiziano Soresina
«Il gas uscì dal tubo che si era rotto»

La strage di Guastalla, sul rogo è l’ipotesi ritenuta più plausibile dal perito: «Si formò una nube che generò la fiammata»

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GUASTALLA. A due anni e mezzo dalla strage al mercato di Guastalla – in cui morirono fra le fiamme nel furgone-rosticceria la 27enne Rossana Mango, la madre 49enne Teresa Montagna e la zia 43enne Bianca Maria Montagna – la situazione sul piano giudiziario rimane fluida, anche se l’illustrazione in aula a Reggio della complessa perizia (di ben 300 pagine) ha dato indicazioni non indifferenti al titolare dell’inchiesta, cioè il pm Stefania Pigozzi.

Nelle sue puntuali e minuziose considerazioni tecniche il perito – l’ingegner Luca Marmo – ha sviscerato diversi scenari, dando comunque spazio ad un’ipotesi che ritiene più verosimile. Una ricostruzione da brividi. “La dinamica incidentale ritenuta più probabile – scrive nella perizia – può così sintetizzarsi: rottura di un condotto dell’impianto di alimentazione di gpl al forno, con rilascio di combustibile, formazione di una nube infiammabile, innesco e conseguente vampata seguita da incendio generalizzato. Successivamente lo stress termico provocato dall’incendio – prosegue – provoca lo scoppio di tre delle quattro bombole di gas con rilascio del contenuto e ulteriore propagazione dell’incendio”. Il tutto avvenne in pochi secondi. “Si deve ritenere che al momento del rilascio l’impianto – si legge sempre nella perizia – fosse esercitato in modo tale da erogare gpl da una sola bombola, in forma liquida. La bombola in uso doveva pertanto essere coricata o capovolta”. Da questa ipotesi “discendono” altre considerazioni dell’ingegner Marmo. “La rottura catastrofica dell’impianto – precisa l’esperto – è da ritenersi più probabile in assenza di riduttore di pressione per le maggiori sollecitazioni meccaniche e termiche dell’impianto stesso. Circa la presenza o meno del riduttore i reperti in atti e gli accertamenti compiuti non permettono di esprimere posizioni certe”. Sempre il perito esclude il cedimento di una bombola per eccessivo o non corretto riempimento (nel caso specifico avveniva in un distributore di carburante e non in un centro specializzato). Infine l’agghiacciante morte delle tre donne. “La repentina chiusura del portellone anteriore del furgone, che ha di fatto intrappolato le tre vittime nel vano di lavoro dopo che l’uscita posteriore era divenuta impraticabile per il divampare dell’incendio. Questo aspetto, unito alla configurazione generale del mezzo, con il grill e relativi impianti gpl posti nei pressi dell’uscita, non rappresentano certo una configurazione favorevole all’evacuazione in caso di guasto o di evento accidentale grave come quello verificatosi a Guastalla. Una configurazione diversa – l’amara conclusione – con il grill non al fondo del mezzo ma in prossimità della cabina di guida, avrebbe forse permesso agli occupanti del furgone di mettersi in salvo”.

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