«La piscina è mia e il bar apre alle mie condizioni»
Correggio: in aula va in scena il duello fra il luogotenente Cesi e la Coopernuoto e pure le “frizioni” con il circolo Arci su orari e aperture: «Sono un carro armato»
CORREGGIO. Le frizioni su giorni e orari d’apertura di due locali correggesi. Dal racconto ieri – in tribunale a Reggio – di due testimoni è uscito il “duello” fra l’allora comandante dei carabinieri di Correggio (cioè Roberto Cesi, ai tempi maresciallo ed ora luogotenente) prima con il bar estivo della piscina comunale, poi con il circolo “I vizi del Pellicano”.
Dei contrasti con il maresciallo ne ha parlato subito il 54enne Gianluca Gualdi, legale rappresentante della Coopernuoto, cioè della società che ha la gestione della piscina e d’estate dà in affitto il bar legato alla struttura. «Nel 2007, quando divenni legale rappresentante – spiega Gualdi – per l’apertura serale del bar non passai da Cesi e lui mi convocò in caserma qualche giorno prima dell’avvio del locale». Gualdi dice chiaro e netto che scoprì come per la Coopernuoto non fosse sufficiente aver concordato tutto con il Comune relativamente agli orari d’apertura del bar, ricordando quanto gli diceva il comandante dei carabinieri: «Avete il mio permesso?», «La piscina c’è perché l’ho voluta io», «La piscina è mia», «Se non fate come dico io vi faccio chiudere». Solo in un caso Gualdi rimase infastidito: «Una volta in caserma Cesi arrivò a chiedermi la convenzione fatta da Coopernuoto con il Comune per la gestione della piscina. Allora mi rivolsi al sindaco Marzio Iotti che mi parlò di richiesta poco ortodossa e che se il maresciallo voleva della documentazione gliel’avvrebbe data il Comune». Ancor più battagliato il rapporto con il circolo, come ha illustrato uno dei fondatori, cioè il 35enne »Edoardo Cagarelli. «Mentre stavamo battagliando nel 2007 con il Comune per aprire, venni chiamato in caserma da Cesi. Già non gli andava che ci fossimo legati all’Arci dicendo che era un escamotage per aggirare il fisco, poi non voleva che aprissimo oltre al mercoledì e il sabato sera anche di venerdì perché in quel giorno diceva che non aveva abbastanza pattuglie per garantire la sicurezza».
Il circolo non lo ascoltò, aprendo tre sere («Necessarie per sopravvivere») e il maresciallo tenne fede alla promessa: «Non avete capito un c., io sono un carro armato, quello che dico faccio». Tutto precipita nel 2009: un controllo dell’Arma con foto alle birre servite dopo l’orario consentito (erano le 2.15), troppe persone presenti, il tutto “girato” alla prefettura che “congelò” il locale per un po’ di tempo. «Voleva sottomissione – conclude il 35enne – con modalità da sceriffo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
