«Contro Mango solo ipotesi non provate»
Strage di Guastalla, parla il consulente del titolare del furgone-rosticceria: «Carenze costruttive»
GUASTALLA. In attesa che il pm Stefania Pigozzi prenda le sue decisioni sulla strage di Guastalla del 9 marzo 2013 alla luce della minuziosissima perizia depositata dall’ingegner Luca Marmo, il consulente tecnico Danilo Coppe di uno dei tre indagati (cioè il 55enne Francesco Mango, titolare del furgone-rosticceria andato a fuoco e in cui sono morti tre suoi familiari) entra nel merito di quanto evidenziato dall’esperto.
«Mango è stato additato – spiega il consulente – fin dalla prima ora come unico responsabile della tragedia in cui ha perso tutto, figlia, moglie, lavoro, salute e rapporti parentali. Molto di quanto detto in aula contrasta con quanto scritto in perizia. Il denominatore comune di tutte le affermazioni a carico di Mango sono frasi come: “è possibile” o “è più probabile”. Non c’è nulla di scientificamente dimostrato. Otto ipotetiche accuse su 10 a Mango sono risultate prive di riscontri. Le due rimaste si basano solo su ipotesi. Nella perizia di Marmo è anche scritto che il portellone che si è sganciato per mancanza di un fermo meccanico ha intrappolato le donne all'interno del vano, impedendole di fuggire e ciò ha avuto un ruolo potenzialmente determinante nella loro morte. Perchè non si discute anche di quello? Le carenze costruttive riscontrate nel mezzo – conclude Coppe – sono emerse con chiarezza in perizia». Il perito Marmo indica la dinamica incidentale ritenuta più probabile: “Rottura di un condotto dell'impianto di alimentazione di gpl al forno, con rilascio di combustibile, formazione di una nube infiammabile, innesco e conseguente vampata seguita da incendio generalizzato. Successivamente lo stress termico provocato dall'incendio - prosegue - provoca lo scoppio di tre delle quattro bombole di gas. Si deve ritenere che al momento del rilascio l'impianto - si legge sempre nella perizia - fosse esercitato in modo tale da erogare gpl da una sola bombola, in forma liquida. La bombola in uso doveva pertanto essere coricata o capovolta". Da questa ipotesi "discendono" altre considerazioni. "La rottura catastrofica dell'impianto - precisa l'esperto - è da ritenersi più probabile in assenza di riduttore di pressione”. Sempre il perito esclude il cedimento di una bombola per eccessivo o non corretto riempimento. Infine l'agghiacciante morte delle tre donne. "La repentina chiusura del portellone anteriore del furgone, che ha di fatto intrappolato le tre vittime nel vano di lavoro dopo che l'uscita posteriore era divenuta impraticabile per il divampare dell'incendio. Questo aspetto, unito alla configurazione generale del mezzo, con il grill e relativi impianti gpl posti nei pressi dell'uscita, non rappresentano certo una configurazione favorevole all'evacuazione in caso di guasto o di evento accidentale grave come quello verificatosi a Guastalla”.(t.s.)
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