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tra le province di reggio e modena

Due sorelle erano a capo di un vasto giro si droga

CASALGRANDE. Spaccio di sostanze stupefacenti. È l’accusa di cui dovrà rispondere una donna di origine magrebina arrestata domenica. La base delle attività era a Formigine (Modena), ma il giro di...

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CASALGRANDE. Spaccio di sostanze stupefacenti. È l’accusa di cui dovrà rispondere una donna di origine magrebina arrestata domenica. La base delle attività era a Formigine (Modena), ma il giro di clienti s’estendeva al resto del Modenese e alla provincia di Reggio. L’arresto conclude un’indagine in cui sono coinvolte in tutto 5 persone: la donna, la sorella e altre 3 figure, indicate come complici. La protagonista della vicenda era riuscita in un primo momento a sfuggire alle forze dell’ordine, rifugiandosi in Marocco presso alcuni parenti. Le ricerche sono state avviate con un’indagine aperta dalla Compagnia di Sassuolo, estesa su scala nazionale. I carabinieri hanno proseguito l’attività fino a qualche giorno fa. Rientrata in Italia, la donna era andata a Corridonia (Macerata) per trovare la sorella, agli arresti domiciliari dopo la scarcerazione. Ad attenderla c’erano i militari dell’Arma della stazione locale e di Sassuolo.

L’indagine parte nel febbraio 2014. Ad avviarla è la stessa donna arrestata domenica. I carabinieri intervengono per un incendio doloso della sua auto, posteggiata vicino a casa, a Formigine. In quella circostanza la donna indica come sospettato un ex compagno. L’uomo, secondo lei, non aveva accettato la fine della relazione sentimentale tra i due. Ma le indagini scagionano l’uomo; emergono frequentazioni “strane” della donna e dissapori con altri soggetti, attivi nel settore dello spaccio di stupefacenti. L’indagine porta all’arresto di un cittadino di origine magrebina, trovato in possesso di 100 grammi di cocaina. I successivi accertamenti evidenziano un legame tra il pusher e la donna, ai vertici (con la sorella) di un’organizzazione dedita allo smercio al dettaglio di cocaina. Secondo gli inquirenti, le due avevano costruito un “call center”: un sistema per cui ricevevano gli ordini dei clienti e consegnavano la droga tramite alcuni pusher. La sorella e i tre soggetti indicati erano stati già arrestati. La donna fermata domenica resta in carcere a Camerino (Macerata) dopo la convalida dell’arresto, avvenuta mercoledì.

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