Il paese piange la morte del partigiano Lugli
Carpineti: aveva 89 anni ed era noto per la partecipazione alla vita del paese. Oggi alle 15.15 i funerali
CARPINETI. Carpineti saluta uno storico abitante, partigiano, muratore, amatissimo conversatore. Ieri mattina è morto all’ospedale di Castelnovo Monti l’89enne Giovanni Lugli, nato a Bebbio nel 1926 e dal 1960 residente a Regigno, alla periferia del paese lungo la strada che porta verso Felina. Oggi pomeriggio alle 15.15 ci sarà il funerale. Il corteo partirà mezz’ora prima dalla camera ardente dell’ospedale castelnovese per raggiungere la chiesa parrocchiale nel centro di Carpineti. Al termine, si proseguirà sino al cimitero di San Prospero. I famigliari chiedono, nel caso, non corone e mazzi di fiori ma piuttosto offerte alla Croce Rossa locale, associazione in cui sono impegnati sia i figli che la nipote Elena. La notizia si è diffusa nella tarda mattinata di ieri in tutto il carpinetano, dove la famiglia Lugli vive da sempre, in un’atmosfera di rassegnato dovere.
Da tempo Lugli aveva problemi di salute peggiorati negli ultimi mesi, che non l’hanno comunque tenuto lontano dalle sue abitudini e dalle sue passioni, come il classico giro al mattino in edicola per comprare il giornale. Anche gli altri componenti della famiglia sono molto noti in paese, a partire dai figli Andrea e Roberto, giornalista e consigliere provinciale. Lugli, da sempre impegnato anche in politica, era davvero una presenza fissa e costante per il carpinetano, non mancava mai alle cerimonie ufficiali, in particolare quelle legate alle ricorrenze storiche e alla Resistenza, sempre con il volto sorridente a salutare gli amici e i figli e i nipoti dei vecchi conoscenti. Nato da una famiglia contadina, ha iniziato a lavorare giovanissimo come muratore. Da ragazzino ha preso parte alla lotta partigiana, unendosi a un gruppo di resistenti modenesi attivi nell’Appennino dall’altra parte del Secchia. Dopo la guerra ha sposato Clementina Benassi, “Menta”, con cui ha costruito la propria famiglia. Nel 1960, quando era in arrivo il primo figlio Roberto, i Lugli si sono trasferiti a Regigno, vicino al capoluogo, per questioni lavorative e da lì non si sono più spostati, dalla casa costruita dallo stesso Giovanni che oggi ospita anche figli e nipoti.
«Mio padre aveva due grandi feste da celebrare, che spiegano bene quali fossero i suoi due valori principali. La prima è Natale, il momento in cui tutta la nostra famiglia si ritrova insieme. Il secondo è il 25 Aprile, la festa della Resistenza, a cui non mancava mai e a cui ci ha sempre portato sin da giovanissimi», ricorda il figlio Roberto. «Mi ha sempre educato al rispetto degli altri, mi spiegava di aver combattuto e di aver sparato proprio per questo», continua Roberto. Lugli. E’ sempre stato molto appassionato anche alla politica, sia quella locale che nazionale. Instancabile lettore di giornali, si informava sempre su tutto quello che succedeva in zona, e commentava con gli amici, non risparmiando battute salaci. Dopo la pensione era una presenza fissa a tutti gli eventi pubblici e nella vita quotidiana del paese, ad esempio il mercoledì durante il mercato settimanale, sempre con il volto sorridente al braccio della moglie. Con l’avanzare dell’età aveva ridotto ma non eliminato i giri, sino alle complicazioni che poi giovedì mattina si sono rivelate fatali. Al collega Roberto le condoglianze della Gazzetta. (adr.ar.)
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