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Quarant’anni di opere e sperimentazioni

Quarant’anni di opere e sperimentazioni

Nel 2008 ai Musei fu allestita la mostra antologica dell’artista capace di felici contaminazioni

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REGGIO EMILIA. I Musei Civici del Comune di Reggio Emilia e la Fondazione Pietro Manodori le hanno dedicato, nel 2008 ai Chiostri di San Domenico, la mostra antologica “Marisa Bonazzi. Opere 1965 - 2008”, curata da Renato Barilli.

La mostra ripercorreva l’intera attività artistica della Bonazzi, con più di cinquanta opere estremamente varie per tematiche, stili, dimensioni e tecniche di realizzazione: dalle xerotipie del 1965, polemiche e impegnate, allo studio sul volto di Che Guevara del 1968, poi le opere legate alla Pop Art e gli approfondimenti dell’attività dell’artista tra gli anni Sessanta e Settanta: un periodo segnato da importanti incontri di Marisa Bonazzi con esponenti del mondo intellettuale italiano e da esperienze di vita che si riversavano nel suo modo di fare arte, all’epoca sempre orientato verso la novità nei risultati e nei materiali.

Iniziò in quel periodo la ricerca sull’uso di mezzi e materiali diversi, come il plexiglass, la pittura a nitro, l’incisione, la stoffa e altri ancora, declinati tra opere imponenti, disegni e riproduzioni.

Dopo una pausa creativa durata circa dieci anni Marisa Bonazzi riprese l’attività artistica negli anni Ottanta e attorno agli anni Novanta presentò una serie di lavori incentrati sulla figura di Ulisse e dei Naviganti, quali simboli dell’incessante desiderio di conoscenza e dell’attualità sociale, maturati alla luce di riflessioni sui grandi esempi della storia dell’arte, in una fase, gli anni Novanta appunto, importante riguardo al mutamento di punti di riferimento e di modelli culturali.

Le opere dell’ultimo periodo sono state contraddistinte invece dall’adozione di una figura-simbolo, di un’icona particolare, la Bambola, che da objet trouvé diventa elemento fondamentale negli ultimi lavori, di grande impatto emotivo e di forte impegno etico, per un messaggio di denuncia e di allarme per la violazione dei diritti umani.

Di Marisa Bonazzi e della sua arte, nel catalogo della mostra, Renato Barilli ha scritto: «un'artista che si pone esattamente a metà tra “l’avida partecipazione al qui e ora all’impatto con la realtà più cruda e prosaica e il vagheggiamento di fughe consolatorie verso lontani paradisi del fasto e della decorazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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