Gazzetta di Reggio

Reggio

IL FUTURO DEL PAESE

Renzi non può limitarsi a galleggiare

Luigi Bottazzi
Renzi non può limitarsi a galleggiare

4 MINUTI DI LETTURA





Partiamo dal valutare questa singolare situazione del Paese e della nostra politica. Ad un’estate dominata dalla tragedia epocale dei migranti, che bussano alle porte d’Europa come il popolo d’Israele guardava alla valle del Giordano dalla cima del Monte Nebo. Fa contralto il fatto, a mio avviso deplorevole per una democrazia rappresentativa come la nostra, che all’argomento stesso non sia stato dedicata, nemmeno la parvenza, di un dibattito straordinario nel nostro Parlamento.

Un parlamentare con un minimo di dignita' e di sensibilita' politica, non dovrebbe accetterei tale situazione ,senza elevare una ferma protesta. Che tale importate questione sia sepolta da polemiche, sull'opportunita' di un viaggio o meno negli Usa del Presidente del Consiglio , la dice tutta. Anche se il premier rischia alla lunga di irritare o stancare per questa eccessiva esposizione mediatica, che neanche il presidente degli Stati Uniti conduce nel suo Paese, pur dotato di mezzi di informazione piu' potenti di quelli italiani.La centralità del Parlamento, perno del nostro sistema costituzionale, ha subito una nuova umiliazione, questo non si puo' tacere, non siamo ancora una repubblica presidenziale!

Tutto rinviato dunque alle calende, per dare precedenza ad una nuova puntata dell’eterno scontro sulle riforme, specie quella del Senato, che non inflisce piu' di tanto sulla ripresa o la crescita reale dell' Italia. Un tema queso che non ci sembra scaldi i cuori , al contrario della questione dei migranti.

A ridosso del voto al Senato la situazione resta fossilizzata sulla scarsezza dei numeri a disposizione del governo e l’eventuale necessità di ricorrere all’aiuto esterno, magari di Forza Italia (i verdiniani hanno promesso molto ma all’atto pratico sono ben poco rilevanti). Il Pd non è stato in grado di trovare una soluzione al suo interno.

Matteo Renzi ha oscillato tra atteggiamenti al limite dell’autoritarismo e vaghe, timide aperture. Al premier va riconosciuta la capacità di non deflettere dai suoi convincimenti, ma tutto questo continuo agitare lo spettro dello scioglimento automatico e immediato delle Camere ha messo in evidenza una sua sostanziale incapacità di ricordarsi che è a Westminster, e non a Roma, che il Parlamento lo scioglie il premier (come la Thatcher nel 1982, dopo la vittoria nelle Falklands).

In Italia questo potere è riconosciuto al solo Capo dello Stato. Anche l’altra strada indicata, quella del soccorso da parte di settori del centrodestra, lascia pensare ad un cambiamento genetico della maggioranza di governo, tale da influenzare il corso del resto della legislatura. Ora la domanda è: tutto ciò fa bene al partito di maggioranza relativa ed alla salute del sistema democratico, oltre che a quella della legislatura?

Nel primo caso la risposta è no: il Pd non ha un segretario capace di fare sintesi tra le sue anime. Nel secondo caso ci limitiamo a notare che, da che si prometteva un sistema in cui il bianco e il nero fossero chiaramente distinguibili, si torna a connubi e trasformismi. Infine la legislatura: a meno di colpi di testa (che potrebbero venire più facilmente dal Presidente del Consiglio che non dalle opposizioni), è probabile che si percorra un altro pezzo di strada in direzione del 2018. Ma che questo sia garanzia di una azione di governo efficace e rigorosa, è tutto un altro paio di maniche.

E per Renzi restare a galleggiare a Palazzo Chigi sarebbe la peggiore delle cose. Gli ultimi sondaggi danno il Pd logorato con dati che, se applicati all’Italicum, lo vedrebbero sconfitto in due casi su tre (quelli di un eventuale ballottaggio contro l’M5S, nel frattempo rinvigorito oltre ogni immaginazione proprio a causa dell’affievolirsi della rivoluzione renziana).

L’unica speranza è quella di uno scontro al secondo turno con il centrodestra. Un po’ poco per vedere rosa, anche a voler mettere nel conto che l’intolleranza xenofoba salviniana ha smesso di creare consenso per il leader leghista e la titubanza berlusconiana tiene a bagnomaria un buon 15 percento dell’elettorato. Sarebbe meglio allora accettare i nuovi processi che si delineano, suggeriti anche dai cambiamenti al vertice del Labour in Gran Bretagna, ed assecondarli.

Quando Renzi lo ha fatto, ed è il caso dell’elezione di Mattarella, l’esito per lui è stato più che lusinghiero.Sara' cosi' anche per altri ? Forse una batosta al Senato del pie' veloce fiorentino, potrebbe cambiare le cose in prospettiva, una bocciatura della legge di riforma costituzionale Boschi-Renzi, a dir poco pasticciata, potrebbe significare una svolta.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google