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in municipio la consegna del riconoscimento

Il Comune di Castelnovo Monti è il primo “Mafia Free” in Italia

Il Comune di Castelnovo Monti è il primo “Mafia Free” in Italia

CASTELNOVO MONTI. Da ieri mattina Castelnovo Monti il primo Comune “Mafia Free” in Italia. Alla presenza del prefetto di Reggio, Raffaele Ruberto; Dario Vassallo, presidente della Fondazione Angelo...

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CASTELNOVO MONTI. Da ieri mattina Castelnovo Monti il primo Comune “Mafia Free” in Italia. Alla presenza del prefetto di Reggio, Raffaele Ruberto; Dario Vassallo, presidente della Fondazione Angelo Vassallo; Laura Caputo, presidente dell’associazione antimafia Res di Modena e Reggio Emilia; Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto, il sindaco castelnovese Enrico Bini ha ricevuto in municipio – al termine di un incontro molto interessante e profondamente sentito – questo importante riconoscimento, ma anche impegno che costituirà una linea guida per le attività amministrative nei prossimi anni.

All’incontro hanno partecipato diversi cittadini ed anche studenti dell’istituto Cattaneo - Dall’Aglio, che si aggiungono alle tante persone che venerdì sera hanno assistito al primo atto della “due giorni” sulla legalità al teatro Bismantova.

La consegna simbolica di questo riconoscimento, nato per cercare di costruire una rete di Comuni virtuosi ed amministratori che collaborino per fare barriera contro le infiltrazioni criminali, ha rappresentato il momento conclusivo della “due giorni”.

Il prefetto Ruberto ha così introdotto la consegna del riconoscimento: «La vecchia immagine del mafioso con coppola e lupara se vogliamo era rassicurante, perché si identificava subito. Oggi le mafie dimostrano capacità di adattamento e adeguamento, e nel Nord Italia ci sono zone di radicamento consolidato delle cosche. Bini, che si espose in prima persona già diversi anni fa per denunciarne la presenza in Emilia, fu inizialmente considerato un visionario, così come per certi versi fu considerata il prefetto De Miro, di cui oggi continuo il lavoro. In 9 mesi ho disposto circa 13-14 interdittive, che si aggiungono alle decine in tre anni di lavoro del mio predecessore. L’antidoto contro queste infiltrazioni deve essere la cultura e l’impegno dei giovani. Cultura non solo intesa come conoscenza, ma anche come rispetto, volontà di non cedere ad atteggiamenti di prevaricazione, bullismo, convinzione che il successo va perseguito con scorciatoie e astuzie. Oggi sono qui per affermare che gli amministratori che si impegnano per la legalità non sono soli e hanno tutto il nostro appoggio».

Sul significato del riconoscimento di Comune Mafia Free, Vassallo ha invece spiegato: «Non si tratta di un traguardo, ma di un punto di partenza, di un percorso nuovo, anche economico e amministrativo».

Dei rischi di sottovalutazione delle infiltrazioni ha parlato pure Salvatore Calleri: «Le forme mafiose contemporanee sono subdole e insidiose. Anche questo territorio corre dei grossi rischi; la presenza del clan Grande Aracri è certificata e molto pericolosa, perché è un clan forte e anche moderno nei suoi modi di operare, e qui c’è stata una sottovalutazione delle infiltrazioni negli anni passati, sia da parte della politica che della società civile».

Ha concluso Laura Caputo: «Mi riempie di orgoglio la partenza di questo percorso di individuazione di una rete di Comuni Mafia Free, e di avviarlo a fianco della Fondazione Vassallo e della Fondazione Caponnetto. Sulla difesa della legalità è essenziale fare rete tra istituzioni, perché la criminalità per sua natura invece lo fa sempre».

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