Gazzetta di Reggio

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Vaccini, in quattro anni raddoppiati i no

di Leonardo Grilli
Vaccini, in quattro anni raddoppiati i no

A Reggio il 4% dei genitori non fa profilassi per i figli. L’allarme dei pediatri: «Se la soglia sale ancora c’è rischio epidemia»

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REGGIO EMILIA. Raddoppiato in soli quattro anni il numero di reggiani che scelgono di non sottoporsi alle vaccinazioni. Colpa della disinformazione, di una comunicazione non sempre efficace e di «alcune sentenze mal fatte».

A dirlo è Alessandro Volta, medico pediatra di Comunità dell'Ausl di Reggio, durante l'incontro dal titolo "Vaccinazioni tra scienza e comunicazione" che si è tenuto ieri nell'Aula magna dell'Università. Il tema principale è stato quello del preoccupante aumento di persone che rifiutano i vaccini, e di come affrontare dal punto di vista comunicativo e legislativo questo fenomeno. In realtà il problema non sta tanto negli contrari in sé, quanto piuttosto nelle cause che generano questa diffidenza. «Gli scettici ci sono sempre stati - spiega Volta - si tratta di una piccola minoranza attorno all'1/2% della popolazione. Ultimamente invece c'è un aumento di richiesta di non vaccinare i figli perché si ha paura che i vaccini facciano male». Aumento che, dati alla mano, coincide proprio con l'emanazione di alcune sentenze in ambito civilistico: «Alcune sentenze mal fatte - ribadisce Volta - hanno dato ragione ad alcuni genitori che avevano attribuito al vaccino l'autismo del figlio, quando in realtà tutta la letteratura recente e internazionale continua a dimostrare e ribadire che non c'è nessuna relazione fra la vaccinazione e autismo, diabete, tumori e malattie dell'adulto».

Questa giurisprudenza, unita alla facilità di trovare materiale falso su internet, ha però aumentato la paura dei genitori e dei pazienti, tanto in Italia quanto a Reggio. Negli ultimi quattro anni la percentuale di coloro che rifiutano il vaccino è infatti raddoppiata, e ora ruota attorno al 4%. Avvicinandosi ma non superando quella soglia del 5% che permette al vaccino di essere efficace e quindi al restante 95% di popolazione di restare protetta. Ma il rischio è grande, basti pensare all'epidemia di morbillo che ha coinvolto in Emilia Romagna più di 150 persone: «I Paesi che hanno ridotto le vaccinazioni per motivi bellici o politici - continua Volta - hanno avuto un ritorno di malattie che erano scomparse, come la difterite. Questo dimostra che non si possono abbassare le soglie di copertura sotto il 95/90%, altrimenti si concretizza il rischio di epidemie». Un altro falso mito da sfatare è quello che siano gli immigrati a portare (o riportare) le malattie in Italia. Al contrario sono proprio loro quelli che si sottopongono più volentieri alle vaccinazioni, mentre spesso proprio le madri italiane con un'alta scolarizzazione privano i propri figli di questa protezione.

«La percezione che ci sia un rischio su questo fronte è un falso problema - chiarisce Volta - gli stranieri si fidano del servizio sanitario e hanno visto e conoscono certe malattie che noi ci siamo dimenticati, accettano sempre volentieri un vaccino». Il vero problema è proprio questo, ovvero che essendo una forma di prevenzione la vaccinazione riguarda qualcosa che ancora non vediamo, ed è facile che cali la percezione del rischio e si dia retta alle molte bufale che si possono leggere sul web. Dimenticandosi che grazie a questa pratica ogni anno si evitano nel mondo circa 3 milioni di morti. Per questo motivo a metà novembre «la Società di pediatria - conclude Volta - si troverà alla Camera dei deputati per proporre delle campagne mediatiche oggettive sul tema, in modo che tutta la popolazione possa avere gli elementi per scegliere senza paure inutili».

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