Prostituzione a Reggio: «Situazione drammatica»
I dati sono stati esposti dalla responsabile del progetto “Rosemary” del Comune: «Donne sempre più giovani e vittime di violenze»
REGGIO EMILIA. «Mentre a Milano, in occasione di Expo, si stima che siano arrivate dalle 15mila alle 30mila prostitute, secondo un sondaggio condotto da Analisi Politica, autorevole rivista indipendente di ricerca socio-politica, il 92% degli italiani, di cui il 67% di matrice cattolica, auspica la revisione della Legge 75 del 1958, detta Legge Merlin».
Questi i dati choc sul fenomeno della prostituzione in Italia comunicati dalla senatrice Maria Spilabotte, vicepresidente della Commissione Lavoro al Senato della Repubblica, e dall'onorevole Pierpaolo Vargiu, presidente della Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati, nel corso del convegno dal titolo "Addio Merlin. Prostituzione: quale riforma?" organizzato dal Rotary.
Drammatici i dati esposti da Alfa Strozzi, responsabile del progetto "Rosemary" del Comune di Reggio Emilia che si occupa del recupero delle prostitute, che ha tracciato una fotografia della diffusione del fenomeno nel territorio della nostra provincia.
«La prostituzione a Reggio Emilia è di origine rumena, prevalentemente rom, e nigeriana, e deriva da contesti di assoluta povertà. Le organizzazioni criminali ricattano le prostitute, di età sempre più giovane, vittime di violenze e di esclusione sociale quasi totale, tenendo sotto scacco le loro famiglie. A Reggio è sempre più diffuso anche il fenomeno della prostituzione invisibile, e quindi impenetrabile, nei centri massaggi, estetici, nelle palestre. Così come è presente un gruppo di transessuali brasiliani ed ecuadoregni, i quali, con approcci e modalità di forte aggressività, creano grosse difficoltà nella comunità».
E mentre il professore Alberto Cadoppi, ordinario di Diritto penale all'Università degli studi di Parma, curatore del recente volume "Prostituzione e diritto penale", in una chiara lezione di diritto comparato sulla regolamentazione della prostituzione a livello europeo ha delineato i tre modelli abolizionista, neo proibizionista e neo regolamentarista - spiegando che «quest'ultimo è sicuramente il più appropriato, posto che rimane fondamentale partire dall'educazione culturale e sociale nelle scuole e nelle università, come avviene nel resto d'Europa, perché la legge non potrà mai risolvere il problema se non miglioreranno i costumi» - l'avvocato penalista Liborio Cataliotti, del Foro reggiano ha evidenziato come la giurisprudenza stia svolgendo una funzione suppletiva delle funzioni dei legislatori.
«Quando la giurisprudenza crea il diritto e non si limita ad applicarlo, allora è segno che quella norma va cambiata. Anche se temo che le giuste ambizioni legiferanti dei nostri relatori siano destinate a soccombere alle ragioni della Chiesa. In tal caso, che si raccolgano le firme e si faccia un referendum».
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