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«Anche a Reggio serve l’aula bunker»

di Elisa Pederzoli
«Anche a Reggio serve l’aula bunker»

Il presidente del tribunale Caruso: «Contatti con Ministero e Comune». Spunta l’ipotesi di celebrare le udienze alle Fiere

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REGGIO EMLIA. E’ attesa per la fine di ottobre l’udienza preliminare per il maxi processo contro l’ndrangheta, frutto dell’inchiesta della Dda di Bologna “Aemilia”. Ma, a distanza di un mese, resta il problema logistico: l’allestimento dell’aula che dovrà ospitare centinaia di attori, tra imputati, parti civili, pubblico e dovrà garantire elevati livelli di sicurezza.

E non è solo un problema che si sta ponendo Bologna dove, denuncia Repubblica con un articolo di ieri sulla sezione di Bologna, ancora è tutto fermo rispetto all’allestimento dello spazio in una parte delle Fiere, nonostante la Regione abbia stanziato qualcosa come 480mila euro per la sua realizzazione. Anche Reggio Emilia si sta interrogando sulla sede del processo che, superata la fase preliminare, dovrà comunque sbarcare in città.

La conferma arriva dal presidente del tribunale, Francesco Maria Caruso. Il quale dichiara: «Sono in contatto con un funzionario del Ministero e con i tecnici del Comune di Reggio Emilia per uno studio di fattibilità».

Già. Perchè allestire un maxi processo è tutt’altro che semplice e scontato, anche per un palazzo di giustizia “moderno” come quello di Reggio Emilia.

«Innanzi tutto - premette il presidente - bisognerà vedere quanti saranno effettivamente i soggetti rinviati a giudizio». Ma con oltre 200 nomi per cui la procura distrettuale ha chiesto il rinvio a giudizio, non è scorretto ipotizzare che saranno almeno diverse decine.

Tutti gli imputati, va detto, hanno diritto di essere presenti al processo. Con loro, ovviamente, ci saranno gli avvocati difensori. Nonché le parti civili, che stando ai proclami e agli atti amministrativi ufficiali, potrebbero essere molti tra Regione, Provincia, Comuni. E, infine, bisogna contare anche il pubblico che vorrà assistere alle udienze.

«Avevo ipotizzato l’allestimento nell’aula d’assise, poi in collegamento video con le altre aule - confida Caruso - Ma potrebbe non essere una soluzione fattibile». Anche perchè rischierebbe concretamente di rallentare, se non addirittura bloccare, il resto dell’attività processuale del palazzo di giustizia di Reggio. Con inevitabili disagi su tempi e programmazione.

Qualora si arrivi a decidere di allestire fuori dal palazzo di via Paterlini il maxi processo, anche il presidente Caruso individua nelle Fiere reggiane – così come è stato deciso per l’udienza preliminare bolognese nel padiglione 15 da 15mila metri quadrati delle Fiere della città felsinea - una possibilità per il processo contro l’ndrangheta emiliana.«Potrebbe essere un’ipotesi» conferma.

Era il 28 gennaio quando in Emilia scoppiò la “bomba” Aemilia: 128 ordinanze di custodia cautelare a cui, nei mesi successivi, seguirono altri provvedimenti. Sotto accusa un’organizzazione con a capo i Grande Aracri di Cutro e tentacoli in tutta l’Emilia, con la provincia di Reggio Emilia centrale operativa del giro di affari.

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