Banda dell’eroina, arrestati altri 7 pusher
Campagnola: sono finiti in manette pachistani residenti nella Bassa reggiana e in Lombardia
CAMPAGNOLA. Salgono a 13 le misure restrittive a carico di una banda di pachistani accusati di trasportare in Italia ingenti quantità di eroina, nascondendola dentro confezioni sigillate di mais o infilandola nei tappi di pennarelli.
I due sistemi per importare la droga dal Pakistan erano stati scoperti lo scorso maggio dai carabinieri della Compagnia Bologna Borgo Panigale, che avevano recuperato più di 40 chili di eroina bianca al porto di Genova e fermato sei persone, tutte di origini pachistane.
Nelle ultime ore, gli stessi militari bolognesi, supportati dai colleghi di Campagnola e Brembate (Bergamo), hanno dato esecuzione ad altri sette provvedimenti: sei ordinanze di custodia cautelare e un obbligo di dimora, sempre a carico di cittadini pachistani ritenuti coinvolti del traffico.
L’indagine era partita dalla Procura di Bologna, ma le misure, emesse dal Gip di Genova, erano state eseguite nel Reggiano e in provincia di Bergamo. Nel primo blitz di maggio, infatti, erano finiti in manette Alì Tamoor (28 anni) e Hussain Bi Shaid (45 anni): il primo residente a Campagnola, il secondo domiciliato a Cadelbosco Sopra.
Gli arresti reggiani avevano rivelato come la sostanza arrivasse direttamente anche a Reggio e provincia, per essere tagliata e in seguito smerciata. Dando ancora una volta a Reggio un ruolo evidentemente importante nello smistamento, e purtroppo nel consumo, di sostanze come l’eroina, tornata tristemente di moda tra giovani e meno giovani.
Il quantitativo di droga fermato a maggio era impressionante – ben 42 chili di eroina – come pure il valore sul mercato dello spaccio, sul milione e mezzo di euro. Secondo l’indagine partita dalla procura di Bologna, si tratta di un traffico internazionale di stupefacenti dall’immensa portata.
Tra l’altro l’eroina trovata nel porto di Genova nell’ultimo blitz dei carabinieri avrebbe un principio attivo piuttosto elevato, insomma sarebbe di ottima qualità e, suddivisa in dosi, avrebbe fruttato fior di quattrini agli spacciatori.
Negli ultimi tempi gli inquirenti hanno lanciato l’allarme per un ritorno prepotente sul mercato dell’eroina, ma non più per l’assunzione tramite un'iniezione (il tristemente noto “buco” o “pera” che negli anni Settanta-Ottanta ha fatto stragi di giovani), bensì sniffata o fumata sotto forma di polvere, oppure bruciata su una lastra per inalarne i fumi.
Queste modalità d’assunzione sono scelte per evitare i rischi di infezione legati agli aghi e alle iniezioni, ma anche nell’errata convinzione che l’eroina, così assunta, conduca meno facilmente alla dipendenza dalla sostanza.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
