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«Dopo la tragedia Mango è un morto che cammina»

«Dopo la tragedia Mango è un morto che cammina»

Guastalla, il perito Coppe e i dubbi sulla strage al mercato «Un uomo distrutto, lo vogliono vittima due volte»

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GUASTALLA. «Un morto che cammina giusto per muovere i passi in una gabbia di solitudine e macerie. E’ invalido, senza più lavoro né famiglia né amici: a Francesco Mango da mattina a sera non resta che guardare il soffitto, nell’attesa di chissà che».

Così Danilo Coppe, l’esperto esplosivista parmigiano che di Mango è consulente di parte, ha atteso la conclusione dell’incidente probatorio, avvenuta la settimana scorsa nel tribunale di Reggio Emilia, per far sentire una voce che finora non ha avuto un gran eco dal punto di vista mediatico.

Parole intrise di amarezza le sue: oltre che il perito, è l’uomo a prendere posizione nella vicenda processuale seguita all’esplosione del furgone-rosticceria che nel marzo 2013 provocò la morte di tre persone e il ferimento di una decina.

A perdere la vita quel giorno furono Bianca Maria Montagna (43 anni), Teresa Montagna Mango (40) e Rossana Mango (27): rispettivamente cognata, moglie e figlia di Francesco Mango, a sua volta segnato per sempre dall’esplosione (compromesse le funzioni respiratorie e la sensibilità delle mani). L’uomo fu a sua volta investito dalla vampata che precedette lo scoppio: si trovava nella parte posteriore della rosticceria ambulante e fu sbalzato all’esterno. Le tre donne, invece, rimasero tra il muro di fuoco e la cabina del furgone.

«Avrebbero potuto trovare la salvezza attraverso il portellone laterale, quello che si alza sulla vetrina per la vendita al pubblico – sottolinea Coppe – ma il fuoco fuse in pochi secondo i pistoni di sostegno: il portellone si chiuse intrappolando le vittime. L’incidente probatorio ha messo nero su bianco la potenziale corrispondenza tra la morte delle tre donne e la chiusura del portellone, ai cui pistoni mancavano i fermi meccanici di sicurezza invece installati dalle aziende concorrenti a quella che costruì il furgone. Nonostante ciò – continua il perito – si parla ancora di errore umano, sottintendendo la totale e univoca responsabilità di Mango».

Una questione oggettiva, quella del portellone, mentre le accuse per le quali il commerciante di Sant’Ilario, che girava con il suo furgone-rosticceria rischia il rinvio a giudizio «si basano solo sue ipotesi – sottolinea Coppe – Come quella per la quale Mango avrebbe tenuto una bombola coricata, per facilitare l'erogazione del gas, o quella relativa alla fantomatica assenza del riduttore di pressione. Come si fa ad asserirlo, dopo che l’impianto era esploso e i rottami erano finiti chissà dove? Per il resto, tutti gli altri dubbi sono caduti: a partire da quello che le dovute manutenzioni non fossero fatte. E’ stato verificato che l’impianto era curato a dovere».

L’unico errore di Mango che sia stato dimostrato è quello di aver riempito le bombole dal benzinaio, anziché dalla società apposita.

«Ma tutto il collegio peritale – afferma Danilo Coppe – è concorde nell’affermare che non c’entra nulla con la tragedia. Eppure Mango, già così vittima del destino con la tragica morte dei suoi congiunti più cari, rischia il rinvio a giudizio. E lui solo». Per Francesco Mango, quindi, si profila l’eventualità di diventare doppiamente vittima della tragedia di Guastalla per la quale si vuole cercare a tutti i costi un colpevole. «Fino a che punto – chiede il perito – un uomo può sopportare un tale fardello?»

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