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In carcere la banda del Parmigiano Reggiano

di Carlo Gregori
In carcere la banda del Parmigiano Reggiano

Indagini partite da Toano: 11 arresti. Colpivano caseifici, magazzini di pesce e champagne. Bottino: 750 mila euro

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REGGIO EMILIA. Sapevano come “fregare” le telecamere. Usavano persino droni per studiare le vie di fuga dopo i colpi. E ingaggiavano “lucciole” dell’Est Europa piazzandole davanti ai magazzini dove colpivano per essere avvisati del passaggio delle pattuglie. L’ingegno e l’indubbia preparazione non ha messo del tutto al riparo la “Banda del Parmigiano Reggiano” e dopo un anno e mezzo di indagini - partite su larga scala dopo un colpo fallito a Toano - ieri sono finiti in carcere.

Undici gli ordini di custodia cautelare emessi dal gip di Modena, dei quali 10 già eseguiti dalla questura di Modena. È un gruppo di foggiani che abita tra Modena e Cremona e che si riuniva per colpi importanti. Il bottino era sempre costituito da grossi carichi di alimentari costosi, che venivano poi smerciati in canali di ricettatori che rifornivano ristoranti e negozi di alimentari senza scrupoli.

Ieri mattina Enrico Tassi, capo della Squadra Mobile di Modena, ha spiegato la difficoltà delle indagini su una banda che ha compiuto sicuramente sei colpi grossi e probabilmente molti altri - ora al centro di altre indagini - con un bottino totale di 2.039 forme di Parmigiano Reggiano e Grana Padano, 15 tonnellate di crostacei e pesce surgelato, decine di casse di champagne, salumi artigianali di pregio. Valore complessivo: 785mila euro. La merce non è stata mai ritrovata.

È stata un’indagine complicata. È cominciata il 16 novembre 2013 col il colpo alla Albalat di Albareto, il grande caseificio e magazzino di Parmigiano. In quell’occasione vennero rubate 389 forme di Parmigiano, un danno enorme. I banditi avevano messo fuori uso le telecamere, ma non tutte: una, per quanto velata da una ragnatela, lasciava vedere la banda in azione mentre trasportava le forme, ma niente più. Nessuna impronta, nessun altro appiglio.

La Squadra Mobile si è procurata tutti i tabulati della cella del ripetitore di zona isolando una decina di numeri. Ma si trattava di schede temporanee intestate a stranieri inesistenti, nomi di fantasia.

Si è così capito che la banda era ben organizzata e agguerrita. Un impulso arriva poco dopo: il 20 dicembre 2013 a Toano i carabinieri intervengono in tempo per sventare un colpo a un caseificio (foto nel pezzo sopra). Viene trovato un camion pieno di forme. Si risale al proprietario: è apparentemente estraneo. Ma è un primo passo. Dai tabulati telefonici si scopre che il traffico di chiamate passa sempre per schede temporanee: è la stessa banda. Il fascicolo passa dalla Procura di Reggio a quella di Modena. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12149448:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12149448:1649489294/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Il video della sorveglianza di Toano mostra la stessa banda: tutti in tute, cappucci e guanti. Si spostano a gattoni per non farsi identificare dalla telecamera e fanno ruzzolare le forme. Poi per la polizia il colpo fortunato arriva da Tagliacozzo, L’Aquila, quando viene svuotato un magazzino di salumi pregiati: tre vengono identificati. A quel punto si chiude il cerchio.

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