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La paura degli inquilini «Vivere qui, un incubo»

di Leonardo Grilli
La paura degli inquilini «Vivere qui, un incubo»

I residenti di una palazzina a Reggio Emilia sono intimoriti e molestati da due uomini che abitano in un appartamento Acer: «Feci sulle scale e aggressioni continue»

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REGGIO EMILIA. Porte di casa forzate, minacce verbali, aggressioni fisiche, feci e urine lungo le scale e sugli zerbini. È quanto sono costretti a sopportare i condomini di una palazzina in città a causa del comportamento particolarmente molesto di un uomo che abita un appartamento a gestione Acer. E la situazione va avanti ormai da molto tempo, senza che nessuno faccia nulla.

«È da 5 anni che mia madre abita lì - denuncia la figlia di un’anziana donna - e già prima che arrivasse lei i condomini sopportavano abusi e intimidazioni». Nonostante questo però, è dal 2006 che l'uomo abita il palazzo senza che nessuno lo cacci. Quando invece gli episodi superano spesso la semplice discussione fra vicini.

«Mia mamma si è trovata 11 volte le gomme bucate, hanno provato a scassinarle la porta, è stata offesa e minacciata verbalmente più volte». Come se non bastasse oltre al comportamento dell'uomo si aggiunge anche quello del figliastro: «Lui non lo vuole in casa e lo fa dormire nello spazio condominiale in solaio, lasciandolo in condizioni pietose: urina, vomito sul pavimento, cicche di sigarette spente per terra».

E, quando qualcuno prova a protestare, scattano le «liti condominiali importanti, in cui spesso il nostro caro personaggio, aiutato dalla famiglia, arriva alle mani». E a volte non si limita nemmeno a quelle, usando come oggetti contundenti «cestini di biciclette, bastoni di legno e spranghe di metallo". Inutili anche le richieste di aiuto, in quanto «l'Acer dice che non può fare nulla, così come la polizia e i carabinieri».

In effetti l'Azienda casa di Reggio Emilia, che gestisce per conto del Comune gli alloggi assegnati alle persone in difficoltà, in questo caso non ha potere di intervento. Anche se la situazione è nota da tempo, infatti, essendoci dei minori all'interno della famiglia le persone coinvolte sono sotto la tutela dei Servizi sociali.

La decisione su un eventuale sfratto sembrerebbe spettare dunque al Comune che, oltre al danno la beffa, nel frattempo avrebbe anche pagato le morosità dell’uomo per diverse migliaia di euro. Nel frattempo in attesa che si smuova qualcosa la preoccupazione e la rabbia dei condomini è sempre più forte: «Con tutte le brave persone che vivono di sacrifici e non possono avere la casa popolare, la diamo a chi non sa stare in mezzo alla gente? Stiamo aspettando che ammazzi qualcuno?».

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