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Gioconda, scoperti i resti a Firenze

di Jacopo Salvadori
Gioconda, scoperti i resti a Firenze

Lo scandianese Vinceti alla guida del team: «Altissime probabilità che le ossa siano di Monna Lisa»

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FIRENZE. Potrebbero appartenere alla Monna Lisa i resti ossei ritrovati nell’ex convento di Sant’Orsola a Firenze. Lo ha detto ieri Silvano Vinceti, il ricercatore scandianese di 64 anni noto per i suoi studi su Caravaggio e che coordina il Comitato di valorizzazione dei beni culturali in Italia, durante la conferenza stampa di presentazione dei risultati della ricerca a Firenze.

Secondo il reggiano Vinceti, studioso e divulgatore di arte e filosofia, ci sono altissime probabilità che Lisa Gherardini del Giocondo, la modella che ha ispirato la “Gioconda” di Leonardo da Vinci possa essere stata sepolta nell’ex monastero fiorentino.

Lo dicono gli studi storiografici ma manca ancora la conferma scientifica.

«La sicurezza che alcuni dei resti esaminati siano di Lisa non la diamo – ha precisato Vinceti – ma la probabilità è altissima. Faccio notare che molti storici avrebbero detto che si tratta di Lisa solo sulla base di semplici enunciazioni, con molti elementi in meno e senza dati scientifici».

Tra questi, Vinceti ha ricordato «i dati stratigrafici attuati dagli archeologici della Soprintendenza di Firenze, i dati antropologici ottenuti dalle antropologhe della Sovrintendenza di Firenze e dal professor Giorgio Gruppioni dell’Università di Bologna e due diverse ricerche storico-documentarie» sugli assetti del convento e le sepolture.

Non sono bastati gli esami del carbonio 14 che hanno sì confermato che i resti ossei ritrovati (frammenti di femore e tibia) sono databili tra il 1450 e il 1545, intervallo che contiene il 1542, l’anno in cui è morta la Monna Lisa, ma non hanno assicurato che si tratti proprio della “Gioconda”.

In un primo momento, l’esame del carbonio 14 aveva dato esito negativo, visto che l’età e il periodo di sepoltura dei resti esaminati erano troppo lontani dal 15 luglio 1542, quando Lisa morì.

Poi il nuovo ritrovamento, con resti ossei appartenenti a quattro persone diverse, in un cassone celato dalla cripta dell’ex convento fiorentino.

Per la “prova del 9”, occorrerebbe fare un confronto del Dna dei reperti della possibile Monna Lisa con quello di un presunto figlio, sepolto nella basilica della Santissima Annunziata, sempre a Firenze.

«Con le tecnologie del Dna disponibili attualmente, il materiale che abbiamo repertato non è sufficiente – ha spiegato Vinceti – soprattutto per il degrado dei resti di Santissima Annunziata, alluvionati più volte nei secoli. Da lì, per un confronto, abbiamo due denti e un frammento osseo, non altro, e non è detto che sia di un figlio di Lisa. Potremmo aspettare anni – ha concluso – Magari proseguirà gli studi qualcun altro al posto nostro».

Gli studi su Lisa Gherardini, iniziati nel 2011 con lo scopo di ritrovare il suo Dna per ricostruire con le moderne tecnologie il suo viso, sono stati sospesi. Vinceti però non demorde, dichiarando di voler continuare a inseguire «il sogno di definire il volto di Monna Lisa», anche se gli altri suoi collaboratori hanno chiarito di «voler tenere i piedi per terra».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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