Oggi l’addio a Paglia storico arbitro del Centro sportivo
Albinea, l’ex dipendente della Tetra Pak aveva 74 anni. In coppia con Prandi era un volto noto del Torneo della Montagna
ALBINEA. Si svolgeranno oggi pomeriggio alle 15 nella chiesa di San Gaetano ad Albinea i funerali di Giorgio Paglia, il pensionato di 74 anni morto martedì notte all'Hospice Madonna dell'Uliveto dopo una lunga malattia. Lascia la moglie Lia Zinani, la figlia Barbara, il genero Tiziano, i nipoti Davide, Sofia e Bianca e la sorella Antonella.
Il corteo funebre muoverà alle 14,40 dalla Casa del commiato delle Onoranze funebri di via Terezin 17 in città per la chiesa parrocchiale di Albinea. Dopo il funerale, previsto per le 15 la salma verrà tumulata al Cimitero Parco di Caselline.
Settantaquattro anni, originario di San Polo, Paglia è stato per trent’anni una colonna della Tetra Pack, l’azienda di Rubiera leader nel settore del packaging. Ma in tutta la provincia Paglia era conosciuto soprattutto per la sua grande passione: il calcio, che lui praticava fin da quando era ragazzo nel ruolo forse più difficile: quello dell’arbitro. Assieme all’amico Luciano Prandi, Paglia era infatti uno dei volti più noti nell’ambito del calcio dilettantistico e in particolare del Csi e del Torneo della Montagna. Una passione, quella per il calcio che Paglia aveva trasmesso a suo nipote Davide, portiere nei giovanissimi delle Terre Matildiche.
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Una volta raggiunta l’età della pensione, la sua nuova vita Giorgio aveva deciso che diventasse un dono per i suoi tre nipoti: Davide, Sofia e Bianca. Ogni attimo della sua giornata era per i suoi ragazzi. Alle feste di compleanno dei suoi nipoti lo vedevi di rado tra gli altri adulti. Più facile trovarlo sul campo, magari con un pallone tra i piedi. era il nonno perfetto, quello che i miei figli purtroppo non hanno mai avuto, ma hanno tuttavia avuto il dono di conoscere, soprattutto Tommaso, coetaneo, amico e compagno di squadra di Davide, uno dei tre nipoti a cui Paglia ha dedicato gli ultimi anni della sua vita.
Per i ragazzi, per i suoi ragazzi, Giorgio incarnava molto di più del "nonno ancora in gamba" quello che - "automunito" - scarrozza i nipoti agli allenamenti e alle partite. Era il loro complice, il trascinatore, quello che - non potevi fare a meno di notarlo - amava stare in mezzo a loro. Quando capitava che prendesse l'impegno di accompagnare a casa mio figlio, non era raro ricevere un sms che ci comunicava che "il passaggio" si era trasformato in una gita: "Ci fermiamo al Mc Donalds", "ci mangiamo una pizza". E spesso, dopo aver indagato, noi genitori scoprivamo che il "colpevole" era lui, "nonno Giorgio". Poi, finita la serata, accompagnava mio figlio sulla porta e quasi ricordandosi del suo ruolo si affrettava a raggiungere l’auto: “Adesa vagh... se no me fiola l’am dà..”. diceva sorridendo. Giorgio aveva questo dono. E non solo con i ragazzi: quando ci trovavamo ad assistere agli allenamenti, il suo approccio non era mai di circostanza. Amava discutere, conoscere, sembrava affascinato dal mio lavoro, ma era una impressione - la mia - assolutamente sballata: era semplicemente il suo modo di fare, aperto e solare con tutti.
Un atteggiamento, una disposizione di spirito che Giorgio ha sempre avuto, almeno fino a quando la malattia non ha preso il sopravvento, togliendogli a poco a poco le forze e costringendolo a non essere più lì, con i so ragas.
Ora sono loro, i nipoti “veri” e quelli “acquisiti” - assieme alla figlia Barbara e alla moglie Lia - a sentire il vuoto più grande, costretti come sono, a guardare per la prima volta la morte negli occhi. Ma insieme al dolore immenso, oggi possono anche prendere atto del dono ricevuto dall’aver conosciuto una persona speciale.
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