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OMICIDIO GOBBI, UN BORETTESE TRA GLI INDAGATI

Ucciso nell’auto a Parma Sgarbo alla ’ndrangheta?

Ucciso nell’auto a Parma Sgarbo alla ’ndrangheta?

BORETTO. Due inchieste distinte e tre a processo per il delitto Gobbi. La Procura di Mantova sta per firmare la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio volontario e occultamento di cadavere a...

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BORETTO. Due inchieste distinte e tre a processo per il delitto Gobbi. La Procura di Mantova sta per firmare la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio volontario e occultamento di cadavere a carico di tre persone, accusate di aver organizzato e messo in atto l’assassinio del 43enne di Cicognolo, originario di Rivarolo (Mantova) trovato senza vita nel bagagliaio della sua Range Rover nel parcheggio di un centro commerciale di Parma la sera del 5 dicembre 2014. L’accusa riguarda il cognato, Luciano Bonazzoli, 48 anni, reo confesso di aver ucciso il fratello della moglie per una vicenda di debiti, all’interno della sua azienda di Viadana, la Luma srl, l’amico che lo avrebbe aiutato, Roberto Infante, 50enne artigiano edile, di Boretto, noto organizzatore di eventi nella Bassa e un terzo uomo, un piccolo imprenditore 47enne di Porto Mantovano, ritenuto responsabile di aver fatto sparire l’arma del delitto, un fucile da caccia a doppietta, ritrovato nel canale Diversivo a Soave qualche giorno dopo il delitto.

Il movente dell’omicidio, per tutti e tre gli accusati, erano i debiti. Bonazzioli aveva infatti ricevuto in custodia dal cognato Gobbi 150mila euro di gioielli e orologi Rolex. Ma, sommerso di debiti accumulati con i videopoker, se li era rivenduti. Temendo la reazione del cognato, gli aveva dato appuntamento in azienda e l’aveva ucciso: due colpi al volto e al torace. A Infante i carabinieri erano arrivati visionando una serie di immagini delle telecamere di fronte alla Luma: c’era una seconda persona con lui. Controllando i suoi contatti, era uscito Infante, dotato di qualche precedente per truffa e reati contro il patrimonio. Ma c’è molto di più. La pista dei soldi, 150mila euro, ha spostato gli investigatori in un altro contesto, in ambienti legati alla ’ndrangheta.

Per questo è stato aperto un fascicolo alla Dda di Brescia. Lo ha confermato il procuratore di Brescia Tommaso Buonanno: «Secondo le valutazioni degli investigatori questo omicidio evidenzierebbe l’esistenza di un contrasto interno alla ’ndrina. Quindi, il potere di Nicolino Grande Aracri, secondo questa ipotesi, sarebbe stato messo in discussione in modo plateale da questo omicidio».

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