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CONFARtIGIANATO LAPAM

Ecco le imposte locali pagate da un’impresa tipo: 10.798 euro

Ecco le imposte locali pagate da un’impresa tipo: 10.798 euro

REGGIO EMILIA. Il numero magico è 10.798 euro. Quello che rappresenta quanto paga in imposte locali una impresa tipo di Reggio Emilia con cinque addetti, secondo una ricerca del centro studi...

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REGGIO EMILIA. Il numero magico è 10.798 euro. Quello che rappresenta quanto paga in imposte locali una impresa tipo di Reggio Emilia con cinque addetti, secondo una ricerca del centro studi nazionale di Confartigianato Lapam. Lo studio ha preso in esame una impresa “tipo” con due lavoratori indipendenti e tre dipendenti a tempo indeterminato, con un immobile produttivo in proprietà, calcolando il peso di cinque imposte locali: addizionale regionale Irpef, Irap, addizionale comunale Irpef, Imu e Tasi.

A Reggio Emilia il prelievo complessivo di queste imposte è di 9.872 euro, che diventano 10.798 con la “tassa sulla tassa” derivante dalla mancata detrazione dell'Imu. Il prelievo complessivo per addetto è dunque di 2.160 euro. La nostra provincia rimane al di sotto della media nazionale, se pure non di molto (i dati medi italiani sono rispettivamente 11.164 euro e 2.233 euro per addetto), e al terzo posto in regione (solo a Rimini e Modena si paga meno).

La suddivisione è la seguente: 3.630 euro di Irap (anno fiscale 2012); 2.316 di addizionale regionale Irpef e 678 euro di addizionale comunale Irpef (anno fiscale 2013); Imu più Tasi 3.248 euro (anno fiscale 2014). A questi si aggiungono 926 euro dati dalla mancata detrazione Imu.

Ma da dove nasce la “tassa sulla tassa”? Dall’impossibilità di dedurre completamente l'Imu (solo al 20% per le imposte dirette e nulla ai fini del calcolo Irap), che “pesa” incrementando dell'8,9% il prelievo locale dei cinque tributi presi in esame. «L'impossibilità di dedurre completamente l'Imu è uno dei grandi problemi, e non è possibile rinviare ancora un robusto taglio dell'odiosa Irap – sottolinea Lapam Confartigianato -. Si metta poi mano subito alla detassazione degli immobili produttivi che non possono essere considerati alla stregua di beni di lusso. Infine – conclude Lapam – occorre consentire di pagare le tasse sulle fatture incassate e non su quelle emesse e introdurre la nuova imposta sul reddito d'impresa (Iri), che consentirebbe anche alle Pmi di avere una aliquota fissa al 27,5%, al pari dell'Ires».

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