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Legacoop: "Prima i nostri lavoratori, poi i profughi"

Legacoop: "Prima i nostri lavoratori, poi i profughi"

Le preoccupazioni di Alberani, responsabile coop sociali dell'associazione, sul protocollo della Regione per i lavori socialmente utili con le amministrazioni. La Dimora di Abramo: "Sono lavoretti che fanno insieme a chi gestisce i  servizi"

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REGGIO EMILIA. «La decisione di consentire ai migranti che sono in attesa di un permesso di svolgere dei lavori socialmente utili è una scelta nobile che si muove in un percorso d'integrazione. Ma ho il timore che a lungo andare qualche Comune possa sostituire il lavoro svolto delle cooperative sociali con quello dei volontari».

A rivelare le sue preoccupazioni è Alberto Alberani, responsabile di Legacoop sociali Emilia-Romagna, che su Redattore sociale a due giorni dalla firma del protocollo che stabilisce che i richiedenti asilo possono svolgere lavori socialmente utili in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato, richiama l'attenzione sul rischio che qualche Comune possa approfittarne per non bandire nuove gare d'appalto e utilizzare i volontari come lavoratori, anche alla luce delle difficoltà di bilancio e dei tagli alla spesa pubblica dovuti alla Spending Review. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:tempo-libero:1.12115580:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/tempo-libero/2015/09/18/news/i-profughi-sul-palco-raccontano-la-loro-tragedia-1.12115580]]

«La mia per ora è solo una preoccupazione - continua Alberani - che poggia sulle difficoltà economiche che molti Comuni hanno nel mantenere in vita dei servizi. E quindi la tentazione di poter continuare a svolgere delle attività utilizzando dei volontari, in questo caso i migranti, non è un aspetto da sottovalutare. Per esempio, il Comune di San Lazzaro ha chiesto ai migranti che ospita di svolgere come attività di volontariato il lavoro di pulizia dei muri della città. La stessa operazione a Bologna la fanno i lavoratori della cooperativa sociale Fare Mondi. Non dico che domani saranno sostituiti, però potrebbe accadere. Noi, insieme con i sindacati, vigileremo affinchè si rispettino le regole che ci siamo dati nel protocollo». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.12063167:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/09/08/news/parrocchie-aperte-ai-profughi-1.12063167]]

L'accordo siglato tra Regione, Prefettura, Anci, Forum terzo settore, sindacati e mondo della cooperazione sociale ha permesso di creare un coordinamento unico tra diverse realtà che, separatamente, avevano da tempo realizzato progetti di questo tipo nelle diverse province della regione. I lavori che i migranti saranno chiamati a svolgere riguardano attività come il trasporto sociale, la cura dei giardini, la falciatura di sentieri e siepi e la pittura delle scuole. La Regione ha stimato che grazie al protocollo saranno qualche migliaio i possibili volontari che daranno una mano alle comunità del territorio: per questo motivo ha stanziato un contributo di 100mila euro a copertura dei costi assicurativi dei volontari.

Il protocollo sarà monitorato durante tutto l'anno di applicazione nei 38 distretti dell'Emilia-Romagna. Attualmente, in regione sono 4.764 (dati prefettura di Bologna al 17 settembre) i migranti accolti nelle strutture del territorio. Il prossimo 30 settembre, inoltre, entrerà in vigore il decreto legislativo di metà agosto che istituzionalizza il sistema di accoglienza su due livelli, con l'hub regionale e i centri d'accoglienza provinciale: una formula attiva da tempo in Emilia-romagna.

«Siamo rinfrancati - ha detto la vice presidente della Regione, Elisabetta Gualmini a margine della firma del protocollo in prefettura - perchè questo significa che non abbiamo lavorato a vuoto e che ci siamo mossi nella giusta direzione».

Ma alle parole di Alberani della Legacoop arriva la replica della Dimora di Abramo, già finita nell'occhio del ciclone per l'utilizzo di 30 profughi tra gli stand di FestaReggio. Dalla Dimora di Abramo ricordano che i migranti si occupano del verde urbano, danno una mano agli operatori delle cooperative che lavorano con disabili e anziani e svolgono piccoli lavori di manutenzione per le comunità in cui vivono. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.11960965:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2015/08/20/fotogalleria/festareggio-al-via-l-inaugurazione-e-multietnica-1.11960965]]

Nella provincia di Reggio, sono un centinaio i richiedenti asilo che da diversi mesi portano avanti queste attività a titolo volontario. Un'attività gestita proprio dalla Dimora di Abramo, che tramite accordi con le amministrazioni locali e le associazioni ha avviato una serie di progetti con l'obiettivo di favorire l'integrazione.

«Questi ragazzi svolgono dei lavoretti e nella maggior parte dei casi lo fanno insieme a chi gestisce determinati servizi - dice Marco Aicardi, coordinatore del centro di accoglienza per cittadini stranieri "Dimora D'Abramo"  -  È importante che questo messaggio passi in modo chiaro, così da sgomberare il campo da equivoci». 

I progetti in cui sono inseriti i profughi che vivono nella provincia di Reggio Emilia spaziano su diversi campi. C'è chi passa alcune ore della settimana a organizzare laboratori con i ragazzi disabili, chi si occupa della cura degli anziani e chi di sistemare aiuole, pulire le strade e fare piccoli lavori di manutenzione nelle scuole.

«Stiamo pensando anche di realizzare dei percorsi legati allo sport in cui inserire alcuni ragazzi - aggiunge Aicardi - nello specifico insieme alla Uisp, l'Unione italiana sport per tutti, stiamo lavorando su progetti legati al basket, al calcio, all'atletica e al cricket». La possibilità di coinvolgere sempre più migranti in attività di volontariato riguarda tutte le province della regione.

A Modena il centro d'ascolto diocesano Porta Aperta ha chiesto a dei ragazzi provenienti dal Ghana e dalla Nigeria di dare una mano nel servire pasti all'interno della mensa locale dove sono accolte persone in difficoltà economica. «Non si tratta solo di tenerli impegnati, ma anche di favorire l'integrazione e lo scambio tra persone, imparando a conoscersi e a rispettarsi l'un l'altro - dice Giorgio Bonini, direttore del centro diocesano Porta Aperta - i migranti lavorano a fianco di ragazzi del posto e lo fanno a titolo volontario».

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