Maxi rissa in carcere durante la partita
Due detenuti feriti ricoverati in ospedale. Il Sappe denuncia: «Siamo troppo pochi: solo 3 agenti a vigilare l’attività esterna»
REGGIO EMILIA. Una partita di calcio che scalda gli animi. Troppa. Tanto che dalle parole si passa ai fatti e dodici detenuti rimangono coinvolti in una violenta rissa che sfocia in due aggressioni fisiche vere e proprie, con tanto di ricovero urgente in ospedale. E’ quello che è successo ieri pomeriggio alla Pulce. Il bilancio è di due persone ricoverate in ospedale. Ma ora il Sappe alza la voce e denuncia: «Siamo troppo pochi per gestire tutto questo». Erano in tre con 26 detenuti autorizzati all’attività sportiva quando tutto è successo.
Sono 13.30 di ieri quanto scatta l’uscita dalla cella per 26 detenuti e inizia l’attività sportiva nel campo da calcio dell’istituto penitenziario.
Si gioca a calcio, sotto un sole che ancora scalda. Ma la rivalità sportiva, non si sa se condita da altre questioni, sfocia in un diverbio. Verso le 14.30 circa, un detenuto tunisino aggredisce un connazionale. Prima sono solo parole, poi però gli mette le mani al collo e riesce a ferirlo.
E’ solo l’inizio. Perchè l’aggressione fa scattare la reazione degli altri: in dieci si avventano contro il primo che viene pestato.
Gli agenti sono tre. Tocca a loro intervenire. E immediatamente lo fanno. «Mettendo a rischio la propria incolumità personale – fa notare Michele Malorni, segretario provinciale del Sappe – intervenivano all’interno del campo per ripristinare ordine, disciplina e sicurezza, con il fine ultimo di portare in salvo il detenuto aggressore».
Tutti i coinvolti vengono bloccati e riaccompagnati in cella. Tranne i due feriti per i quali si è reso necessario l'intervento di due ambulanze e un'automedica fatte arrivare sul posto dopo la chiamata di aiuto al 118. Per loro c’è il trasferimento: uno, dopo le cure, ha una prognosi di dieci giorni, l'aggressore pestato qualche giorno di più ma non è in pericolo di vita.
«Il personale di polizia penitenziaria operante negli istituti penali di Reggio Emilia, nell’anno 2014, ha gestito circa 64 eventi critici, nell’anno 2015 in solo 9 mesi, ha gestito circa 176 eventi» fanno notare dal sindacato. «E’ di tutta evidenza che c’è stato un aumento in pejus delle criticità intramurarie negli istituti penali di Reggio Emilia, si registrano eventi critici che per tipologia, riconducono la gestione a venti anni fa. Pertanto il Sappe lancia un grido di allarme che arriva anche negli Uffici Dipartimentali di Bologna e Roma, maggiori garanzie nonchè risorse umane e tecnologiche per assolvere ai propri compiti istituzionali».
Uno dei punti cruciali è il regime aperto: celle aperte, cioè durante il giorno, nel carcere di Reggio. Uno dei primi in Italia a introdurre la misura. Il Sappe chiede che «i detenuti non meritevoli del regime aperto e irrispettosi del cosiddetto “patto di responsabilità”vengano isolati e ubicati nelle celle di pernottamento singole ed esclusi dalle attività in comune a tutela dell’ordine, disciplina e sicurezza».
Il Sappe quindi ha convocato per mercoledì alle 16 un incontro sindacale: la questione della sicurezza in carcere dovrà essere affrontata.
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