Solo dodici anni per il delitto Burani, ecco perché
I giudici: «Nebbioso uccise in preda a un disturbo psichiatrico». Le motivazioni della sentenza e della condanna mite
BIBBIANO. Quando la sera del 30 settembre 2013 uccise a colpi di pistola il 38enne di Cavriago Lorenzo Burani, che viveva a Barco di Bibbiano, sulle scale della palazzina di Lesignana (Modena) dove abitava il loro comune amico, non agì per un motivo abietto: non ha sparato per la battuta sgradita del giorno prima; piuttosto era da considerare un uomo con gravi problemi psichici, come poi accertato dalla perizia.
Non solo, come aveva indicato il pm Katia Marino – suscitando l’indignazione e la protesta dei familiari, ora indagati per le offese al magistrato – non ci fu premeditazione nel suo gesto omicida, anche se aveva con sé una pistola carica. Per questi motivi e per aver concesso le attenuanti generiche, il napoletano Giovanni Nebbioso, 52 anni, difeso dall’avvocato Annalisa Tironi, in luglio è stato condannato a 12 anni.
È quanto viene spiegato nelle motivazioni del giudice, il gup Maria Teresa Magno, appena depositate. Una pena irrisoria, secondo le parti civili – la compagna e la sua bambina, il fratello e i genitori – assistite dagli avvocati Vainer Burani e Marcio Favini. Nella ricostruzione del giudice, Nebbioso vede Burani arrivare a casa del loro comune amico che deve traslocare.
È il giovane che il giorno prima lo aveva preso in giro in modo strafottente. Entra in casa. Carica con sei proiettili la pistola che detiene legalmente. Mette il primo in canna e infila l’arma in tasca. Poi sulle scale vede Burani salire e gli spara il primo colpo, senza neanche una provocazione. Lo colpisce alla coscia. Burani cerca di scappare. Ma il secondo colpo lo colpisce e lo immobilizza. Il resto è stato un tiro al bersaglio accompagnato da offese. È così che la sua “preda” è morta sui gradini. Così è stato ammazzato un giovane padre di una bambina piccola. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12160889:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12160889:1649489219/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Al processo abbreviato, dove è previsto, come noto, lo sconto di un terzo della pena, il giudice è partito nel calcolo dalla pena dai 27 anni proposti dal pm (i familiari hanno sempre sperato nell’ergastolo).
Nelle motivazioni assume subito un ruolo centrale l’incapacità di intendere segnalata nella perizia psichiatrica che fa di Nebbioso un uomo con gravi problemi psichici: una parziale schizofrenia. In questo modo la pena si è ridotta a 21 anni di carcere. L’elemento psichiatrico, tra l’altro, lascia intendere che non era possibile al giudice riconoscere l’aggravante dei motivi futili o abietti, ovvero l’aver usato un mezzo spropositato come l’omicidio con arma da fuoco per riparare all’onta di una battuta offensiva. Il calcolo della pena è sceso ancora a 17 anni e 6 mesi. Sono poi stati aggiunti sei mesi di carcere. In totale la pena definitiva era di 18 anni.
Così grazie allo sconto di un terzo della pena, previsto dal rito abbreviato, si è arrivati ai 12 anni finali. Ecco come è scaturita questa pena finale per un omicidio così brutale. Una pena che ha mandato su tutte le furie i parenti.
Non solo: un altro elemento di contestazione contro il giudice (l’indagine contro i familiari annunciata dal procuratore Lucia Musti vede come vittime il pm e il gup) interessa invece la provvisionale fissata in 35mila euro. Una cifra infima rispetto alle richieste della parte civile: 300mila per la compagna e la figlia, 100mila ai genitori e 50mila per il fratello della vittima. Perché questa cifra sia stata abbassata così tanto, non è chiaro.
Resta il fatto che si trattava in una sorta di risarcimento simbolico, per i Burani, dal momento che sanno perfettamente che Nebbioso è un disoccupato di fatto nullatenente e che ora arriverà la richiesta di risarcimenti in sede civile.
«Ci sono molti elementi che continuano a non convincere, anche ora che abbiamo letto le motivazioni. È chiaro che i familiari restano molto scontenti – spiega l’avvocato Vainer Burani per la parte civile – per noi è stato un colpo sapere che non veniva considerata l’aggravante dei motivi futili e abietti, dal momento che Lorenzo Burani è stato ucciso sulle scale da uno armato che voleva vendicarsi. Anche le attenuanti generiche convincono poco: il giudice dice che ha collaborato confessando. E cosa poteva fare altrimenti?».
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