Capocasa verso Brescia “con Reggio nel cuore”
Il vicequestore promosso a vicario della questura della Leonessa Le sue medaglie: la lotta al bullismo e il contrasto alla violenza sulle donne
REGGIO EMILIA. Solo pochi giorni fa il prefetto Ruberto, con un gesto inconsueto rispetto alle abitudini istituzionali, lo aveva pubblicamente ringraziato per il ruolo fondamentale giocato nell'organizzazione dei servizi di ordine pubblico in occasione del concerto di Ligabue. Ieri il vice questore Cesare Capocasa, non senza una forte commozione, ha salutato Reggio prima di congedarsi dalla questura e partire verso Brescia dove lo attende un analogo incarico in una realtà di dimensioni molto più grandi.
Capocasa è ormai un reggiano a tutti gli effetti, avendo lavorato qui dal 1990 e avendo fatto di Reggio la città della propria famiglia. Ma è anche un poliziotto che nel proprio curriculum ha inserito attività assolutamente diverse, come il ruolo di dirigente dei commissariati di Fermo e di San Benedetto del Tronto, di capo della Mobile di Ravenna, di comandante della Stradale di Torino. «Ci ho sempre messo il cuore - ha detto ieri in un incontro informale nell'ufficio di via Dante, ormai vuoto - , a Reggio in particolare perché questa è la mia città».
Cesare Capocasa lascia in dote a Reggio un patrimonio di esperienze che ha contribuito in maniera decisiva a costruire. A cominciare da una presenza più incisiva della polizia all'interno della società civile. Un esempio per tutti: la lotta al bullismo. Il vice questore di Reggio si è speso in prima persona in una attività pilota a favore degli studenti - già dalle scuole medie - perché prendessero consapevolezza che dal bullismo ci si può proteggere, partendo dal non avere paura nel parlare, nel raccontare le angherie di cui si è vittima. Decine sono state le ore passate nelle classi, a cominciare da quelle di Massenzatico, per comunicare ai giovani reggiani una sensazione di fiducia nei confronti delle istituzioni.
Un'altra tappa importante è stata la creazione di una rete contro la violenza alle donne. «Quando ho assunto il ruolo di questore vicario - ha ricordato ieri - a Reggio esisteva solo la Casa delle Donne. Ci siamo messi d'impegno e abbiamo messo in piedi un progetto che potesse fornire alla donne uno strumento di tutela contro questa forma di violenza che rappresenta il delitto più vecchio del mondo».
Adesso in poche città come Reggio una donna ha la possibilità di sentirsi tutelata e dispone di una serie di strumenti che la garantiscano la sicurezza di fronte a situazioni familiari insostenibili.
«Rispetto a tanti anni fa - ha spiegato ieri Capocasa - in diverse circostanze Reggio Emilia ha vissuto una situazione di aumentata insicurezza, soprattutto in particolari zone. In questi casi è stato decisivo un intervento delle istituzioni che fosse continuativo, alla stazione ma non solo, in modo che il cittadino non si sentisse solo. E i risultati si sono visti. Facendo rete fra le diverse forze in campo, abbiamo costruito una capacità di intervento in grado di rispondere a tutte le necessità. Ci è capitata la serie A fra capo e collo e adesso siamo al progetto dello stadio senza barriere. Il 7 gennaio a Reggio vengono le personalità più importanti, anche potenzialmente in grado di creare contrasti, eppure abbiamo sempre garantito la piena sicurezza. Non senza orgoglio posso dire di non avere mai assistito a Reggio a una carica della polizia o a un incidente in una manifestazione ».
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