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«Profughi volontari? Prima i lavoratori»

«Profughi volontari? Prima i lavoratori»

Le preoccupazioni del responsabile Legacoop sociali: «I Comuni potrebbero approfittarne per togliere i bandi alle coop»

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REGGIO EMILIA. «La decisione di consentire ai migranti che sono in attesa di un permesso di svolgere dei lavori socialmente utili è una scelta nobile che si muove in un percorso d’integrazione. Ma ho il timore che a lungo andare qualche Comune possa sostituire il lavoro svolto delle cooperative sociali con quello dei volontari».

A rivelare le sue preoccupazioni è Alberto Alberani, responsabile di Legacoop sociali Emilia-Romagna, che a pochi giorni dalla firma del protocollo che stabilisce che i richiedenti asilo possono svolgere lavori socialmente utili in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato, richiama l’attenzione sul rischio che qualche Comune possa approfittarne per non bandire nuove gare, utilizzando i volontari come lavoratori, anche alla luce delle difficoltà di bilancio e della Spending Review. «La mia per ora è solo una preoccupazione – continua Alberani – che poggia sulle difficoltà economiche che molti Comuni hanno nel mantenere in vita dei servizi. E quindi la tentazione di poter continuare a svolgere delle attività utilizzando dei volontari, in questo caso i migranti, non è un aspetto da sottovalutare».

Alberani cita ad esempio alcuni casi nel Bolognese: «Il Comune di San Lazzaro ha chiesto ai migranti di svolgere pulizia dei muri della città. La stessa operazione a Bologna la fanno i lavoratori della cooperativa Fare Mondi. Non dico che saranno sostituiti, ma potrebbe accadere. Vigileremo affinchè si rispettino le regole del protocollo». L’accordo siglato tra Regione, Prefettura, Anci, Forum terzo settore, sindacati e mondo della cooperazione sociale ha permesso di creare un coordinamento unico tra diverse realtà che, separatamente, avevano da tempo realizzato progetti di questo tipo nelle diverse province. I lavori che i migranti saranno chiamati a svolgere riguardano il trasporto sociale, la cura dei giardini, la falciatura di sentieri e siepi e la pittura delle scuole. La Regione ha stimato che con il protocollo saranno qualche migliaio i possibili volontari che daranno una mano alle comunità: per questo ha stanziato 100mila euro a copertura dei costi assicurativi.

Il protocollo sarà monitorato durante tutto l’anno nei 38 distretti dell’Emilia-Romagna. Attualmente, in regione sono 4.764 (dati prefettura di Bologna al 17 settembre) i migranti accolti nelle strutture del territorio. Il 30 settembre, inoltre, entrerà in vigore il decreto legislativo che istituzionalizza l’accoglienza su due livelli, con l’hub regionale e i centri d'accoglienza provinciale: una formula attiva da tempo in Emilia-romagna. «Siamo rinfrancati - ha detto la vice presidente della Regione, Elisabetta Gualmini a margine della firma del protocollo - perché significa che non abbiamo lavorato a vuoto e che ci siamo mossi nella giusta direzione».

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