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COOPERAZIONE

Quali garanzie per i valori etici?

Claudio Ghiretti
Quali garanzie per i valori etici?

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Se le centrali cooperative sono la casa della ”buona” cooperazione, allora devono essere garanti dell’etica cooperativa. Il rispetto formale delle norme di legge non è un vincolo sufficiente, per distinguere le “vere” dalle “false” cooperative. La vera identità di una cooperativa è svelata dal suo comportamento etico.

L’etica di una cooperativa non è un bene nella piena disponibilità dei suoi dirigenti pro-tempore, ma un bene di tutti i cooperatori. Essa vive ogni giorno nell'operato concreto di ciascuna impresa, ma è una frazione dei valori comuni che appartengono all’intero mondo cooperativo. Per questo motivo, il presidio del comportamento etico non può essere affidato interamente all'autocontrollo di ciascuna cooperativa. È necessario un controllo esterno e terzo, in grado di porre robusti argini etici all’attività imprenditoriale cooperativa e capace di efficaci sanzioni.

Le Centrali Cooperative, riconosciute dalla legge, sono competenti ad esercitare la vigilanza sugli Enti cooperativi associati. Si tratta di un compito molto importante, che spazia dalla revisione contabile alla verifica della democrazia interna. Tuttavia, con il passare degli anni e con la crescita dimensionale di molte cooperative questa vigilanza si è affievolita, assumendo sempre più il carattere di formalità burocratica e sempre meno quello di un esame di coerenza rispetto ai valori cooperativi. Dopo i recenti scandali di corruzione e malaffare che hanno coinvolto alcune importanti cooperative, la questione dei controlli e del controllo dei controllori, non è più rinviabile.

Prima che l’affarismo di pochi distrugga la credibilità di molti occorre una decisa sterzata verso una vigilanza, effettiva e stringente, sull’etica cooperativa. E allora bisogna tornare alle origini e dotarle di un ruolo pieno. Non un ritorno al passato, quello, cioè, dominato dai partiti politici che, per fortuna, è superato e appartiene alla storia. Ma allo spirito originario della legge. Oggi, le Centrali sono moderne organizzazioni di rappresentanza d’imprese, che tutelano e promuovono cooperazione in molti campi, ma di fatto, sono private dell’autorità più importante, soprattutto verso le grandi cooperative: quella di essere autorità di garanzia cooperativa.  

Oggi, molte cooperative sono dotate di codice etico e talune anche di comitato dei garanti, ma si tratta di scelte volontarie, a contenuto variabile e di scarsa efficacia. Non c’è un’autorità centrale. Legacoop Emilia Ovest, per esempio, la più importante Centrale Cooperativa del nostro territorio, è dotata di un Comitato dei garanti, ma con esclusiva competenza interna. Garantisce, cioè la correttezza dell’operato dell’associazione, ma non ha alcun ruolo di garanzia nei confronti delle cooperative associate. Si tratta di un limite comune anche a Confcooperative e Agci, le altre due centrali presenti sul territorio.

La cooperazione italiana è stata, finora, un esempio per correttezza e capacità di promozione sociale, ma ora ha davanti a sé un nodo fondamentale da sciogliere: come garantire, una “vera e sana” cooperazione all’altezza della funzione sociale che le riconosce l’art. 45 della Costituzione. La strada maestra è quella di riconoscere, al più presto, alle Centrali cooperative nazionali e alle loro articolazioni territoriali, il ruolo di autorità garante cooperativa. Il tempo è maturo, sarebbe suicida aspettare il prossimo schizzo di fango.

* dirigente cooperativo

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