Menù per celiaci, deve pensarci la scuola
Davide Trombetta, presidente regionale dell’Aic: «A Reggio i genitori portano la spesa da casa? Roba da preistoria»
REGGIO EMILIA. I genitori dei bimbi celiaci che portano la spesa da casa per integrare i pasti a scuola per i loro figli? «Roba da preistoria! Esiste una legge, la 123 del 4 luglio 2005 che garantisce pasti completi senza glutine nelle mense pubbliche e private. Sul mercato c'è tutto quello che può servire, materie prime e lavorati, ottimi prodotti. Non è neppure corretto dal punto di vista sanitario che il genitore porti alimenti da fuori. E l'Ausl cosa ne pensa? Soggetto pubblico e privato, entrambi devono fare fronte a questa situazione che è vergognosa».
A reagire così duramente è Davide Trombetta, ferrarese 45enne, dal 2012 presidente dell'associazione italiana celiachia dell'Emilia Romagna. Ed è con queste parole che commenta la vicenda dei bimbi celiaci i cui genitori a Reggio Emilia (ma anche in alcuni altri comuni della provincia) sono chiamati a portare la spesa (pasta, pane, impasto per la pizza, ma, a volte persino merende, succhi di frutta e quant'altro sia garantito "senza glutine") a scuola o alla mensa che serve i pasti nella scuola di frequenza dei propri figli. [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12175039:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12175039:1649484317/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
L'occasione è l'inaugurazione ai chiostri della Ghiara della prima edizione di Eat's Easy gluten free festival, organizzato proprio da Aic Emilia Romagna con il sostegno del Comune e gli sforzi dei volontari della sezione locale dell'associazione. Inoltre, aggiunge Trombetta, celiaco dal 1995 ("in anni in cui le diagnosi erano una su 3/4000. Oggi siamo a uno su 100") «al bambino deve essere garantito ogni sforzo per offrirgli un pasto analogo a quello dei suoi compagni. Mangiare diverso può avere un impatto psicologico molto forte».
Cosa ne pensa della situazione qui a Reggio Emilia?
«I genitori non devono assolutamente portare nulla alle scuole per far fronte ai buchi della refezione scolastica per il menù senza glutine. Questo è contemplato anche nella legge 123 del 4 luglio 2005. Cosa diversa è avere un menù paragonabile a quello tradizionale. Noi ci battiamo molto su questo. Il bambino celiaco deve mangiare le stesse cose del menù tradizionale. Su un bambino costretto a mangiare maccheroni al posto delle lasagne che invece mangiano i compagni l'impatto psicologico è importante e non deve essere trascurato. Con tutti i prodotti in commercio oggi si può tranquillamente paragonare in termini di qualità e soddisfazione un menù tradizionale ad uno analogo ma senza glutine».
Cir e scuola parlano di difficoltà legate a contratti e capitolati che, in alcuni casi, non prevedono il rifornimento di materia prima, in altri materia prima che, anche se naturalmente priva di glutine, è a rischio di contaminazione crociata. Un esempio sono i fagioli…
«Diciamo che i capitolati si possono rivedere. Non sono scolpiti sulla pietra. Soprattutto se sono capitolati che durano anche tre, quattro, cinque anni. Alcuni con le proroghe arrivano fino a nove. La legge 163 del codice degli appalti per la pubblica amministrazione lo prevede. Lo so perché lavoro in questo settore. Sta poi alla sensibilità dell'amministrazione comunale o del soggetto privato che sottoscrive un capitolato con la Cir o un'altra azienda integrare e migliorare questo servizio». [[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.12175038:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.12175038:1649484317/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
La sensibilizzazione è un compito che vi siete assunti. Cosa potete fare da questo punto di vista?
«Noi se ci chiamano non ci tiriamo indietro. E credo che a Reggio Emilia qualcosa sia stato fatto. Invito anche i genitori a fare chiarezza su questo aspetto sia con le scuole sia rivolgendosi a noi. L'associazione è sempre di supporto. Consiglio poi a tutti, mamme e papà, di entrare nelle commissioni scolastiche per la refezione: io l'ho fatto per mio figlio, anche lui celiaco. Mi sono battuto con il coltello tra i denti perché potesse mangiare un prodotto equiparabile a quello degli altri compagni».
Resta la situazione da "preistoria". Cosa potete fare voi?
«Sicuramente Cristina Sassi, quale consigliere di Reggio Emilia e supportata dal consiglio direttivo di Aic Emilia Romagna, può intervenire affinché si possa risolvere questo problema».
«Penso prima di tutto - chiosa la Sassi - a un incontro in sezione con i genitori con i quali fare il punto della situazione. L'argomento va senz'altro approfondito perché parlando con tante mamme si scopre che ogni scuola, nonostante gli accordi presi tra Ausl, Cir e Aic, si muove autonomamente. Insomma, fa quello che vuole».
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