L’Istituto Cervi striglia Expo «Si parla poco di paesaggio»
REGGIO EMILIA. Riconoscere il valore del paesaggio rurale e rimettere l’agricoltura al centro dopo decenni di abbandono, scarsa considerazione e colate cemento. L’Istituto Alcide Cervi, che affonda...
REGGIO EMILIA. Riconoscere il valore del paesaggio rurale e rimettere l’agricoltura al centro dopo decenni di abbandono, scarsa considerazione e colate cemento. L’Istituto Alcide Cervi, che affonda le sue radici nel mondo contadino, ha deciso di offrire un proprio contributo alla Carta di Milano, il documento sul tema dell’alimentazione che nelle intenzioni dei promotori dovrebbe essere l’eredità più importante di Expo 2015.
«Nella attuale stesura della Carta - dice la presidente del Cervi Albertina Soliani - il paesaggio è menzionato una sola volta. Decisamente troppo poco». Il tema del paesaggio non è una novità per l’istituto, che se ne occupa da sette anni nella sua Summer School, che quest’anno è stata inaugurata il 25 agosto a Expo nel padiglione Biodiversity Park.
Il contributo dell’Istituto al dibattito in corso consiste in un breve documento, che ieri è stato consegnato al presidente della Provincia Giammaria Manghi, all’assessore alla Rigenerazione urbana Alex Pratissoli e ai rappresentanti delle associazioni di categoria agricole, Antenore Cervi della Cia, Roberto Iotti di Confagricoltura e Assuero Zampini di Coldiretti. Nel contributo del Cervi si sottolinea che «le ferite al paesaggio, sempre più profonde negli ultimi decenni, connesse al consumo di suolo agricolo così come ai fenomeni di abbandono e di urbanizzazione, riflettono la crisi della politica e dei metodi democratici di assunzione delle scelte». L’istituto ritiene che «parlando di cibo e di diritto al cibo, sia necessaria una maggiore attenzione al paesaggio, riconoscendo il collegamento fra la qualità della produzione alimentare e la qualità del paesaggio rurale».
L’assessore Pratissoli, parlando di Reggio, ha detto che finalmente si è arrivati a un cambio d’atteggiamento nei confronti del territorio, come testimonia il fatto che gli strumenti di pianificazione urbanistica abbiano previsto uno stop al consumo di suolo. Zampini di Coldiretti ha detto che ad Expo si è parlato di cibo, «ma pochissimi hanno portato a Milano chi il cibo lo fa, cioè i contadini, che devono essere difesi se vogliamo difendere il paesaggio ed avere cibo di qualità».
Per Iotti di Confagricoltura valorizzare il mondo agricolo non vuole dire guardare al passato, ma agli elementi di innovazione, che del resto già la famiglia Cervi rappresentava, come testimonia la presenza del trattore nel simbolo dell’istituto. Cervi della Cia ha sottolineato l’importanza pratica, simbolica, etica e civile del paesaggio, a partire dal suo rapporto con il lavoro e con l’alimentazione.
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