«L’Opg non chiude, a Reggio Emilia è in atto un sequestro di Stato»
Ventiquattro detenuti hanno firmato le istanze dell’associazione L’Altro diritto: «Si viola la legge, qui si deve chiudere»
REGGIO EMILIA. L'Ospedale psichiatrico giudiziario (Opg) di Reggio Emilia è ufficialmente chiuso dal 1° aprile di quest'anno. Nonostante questo però ospita ancora 26 detenuti internati nella struttura per misure di sicurezza. In barba alla nuova legge che li vorrebbe tutti trasferiti in edifici interamente sanitari e non più penitenziari, le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems).
E adesso, per protestare contro questa violazione dei loro diritti, la quasi totalità dei reclusi ha fatto istanza per detenzione illegittima di persona: 24 di loro hanno infatti accolto la proposta dell'associazione L'Altro diritto, impegnata in una battaglia contro la detenzione illegale dei pazienti ancora reclusi negli Opg, firmando le denunce.
«Abbiamo presentato un'istanza che chiede di sanzionare l'illegalità della misura di sicurezza - spiega Emilio Santoro, presidente dell'associazione - perché è una palese violazione dell'articolo 13 della Costituzione che stabilisce che i modi della privazione della libertà devono essere stabiliti della legge. E appunto dal 1° aprile la legge ha eliminato gli Opg, imponendo che tutti gli internati debbano essere spostati in Rems o comunque in strutture sanitarie».
L'Altro diritto ha già presentato istanze in tre dei cinque Opg attualmente esistenti in Italia, raccogliendo 58 ricorsi in quello di Montelupo Fiorentino e 27 in quello di Barcellona Pozzo di Gotto. Ma fra tutti «quello di Reggio è il più particolare - prosegue Santoro - perché la struttura è davvero un carcere, al contrario di quanto accade in Toscana o in Sicilia dove c'è una separazione. È il massimo opposto rispetto a quanto prescritto dalla legge, un caso simile si trova solo a Secondigliano a Napoli».
In realtà però la responsabilità di questa violazione non è emiliana: ogni paziente è infatti sotto la tutela della regione di appartenenza e l'Emilia Romagna ha già provveduto a trasferire i sui internati in Rems provvisorie a Parma e Bologna, in attesa che quelle definitive siano completate. Dei 26 invece 19 sono veneti, cinque lombardi, uno siciliano e uno toscano.
«Nello specifico Reggio Emilia è quindi un problema di inadempienza del Veneto - chiarisce Santoro - la maggioranza degli internati vengono da lì perché la regione ancora non ha predisposto delle strutture per accoglierli».
Oltre a questo c'è poi la questione che, anche laddove esistono le Rems, spesso sono già piene di nuove persone mandate lì dai giudici e non hanno posto per accogliere gli internati dei vecchi Opg. «Prima infatti quando gli Opg erano sia carcere che ospedale i magistrati stavano più attenti a usarli come misura restrittiva, ma oggi che li mandano in strutture al 100% sanitarie queste sono percepite come sanzioni di pura cura e c'è molta leggerezza nell'utilizzarle. E non esiste una norma che dia precedenza a quelli reclusi in precedenza».
Infine anche lo Stato potrebbe nominare dei commissari per gestire il problema, bypassando in questo modo le regioni, ma ad oggi ancora non lo ha fatto. Insomma, che la responsabilità sia dell'incuria di certi enti locali, della leggerezza della magistratura o di un vuoto normativo all'interno della legge, resta il problema che nella nostra città ci sono 26 internati "illegalmente", in tutt'Italia 226.
«Non si può prevedere quanto sopravvivrà l'Opg di Reggio se non verranno aperte le Rems - conclude Santoro - tutti i detenuti sono in proroga poiché il periodo minimo di sicurezza è finito, ma questo periodo può essere prorogato di sei mesi in sei mesi dal giudice. Il rischio è che si vada ad esaurimento, un processo molto lento che porterà la struttura a sopravvivere per anni».
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