Gazzetta di Reggio

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«Guasti della fontana al Valli? Non ci riguardano»

Evaristo Sparvieri
«Guasti della fontana al Valli? Non ci riguardano»

Paolo Genta, presidente della coop che ha progettato l’opera, si chiama fuori: «Da contratto la manutenzione non spetta a noi»

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REGGIO EMILIA. «Lo dico spesso: non è la mia fontana. Noi siamo stati i progettisti, ma non siamo nè i gestori nè i proprietari. E non ci compete la manutenzione». Sui gusti – recita un proverbio – non si discute. Ne è convinto anche Paolo Genta, presidente di Caire Pro, cooperativa ideatrice del progetto che nel 2006 ha riguardato l’intera piazza Martiri del 7 Luglio. Ma, piaccia o meno, il nodo resta un altro: acqua che va a singhiozzo, zampilli spesso all’asciutto, luci spente e guasti a ripetizione, con la fontana davanti al Valli che periodicamente finisce al centro delle polemiche. Dal Comune in passato hanno negato problemi evidenti, indicando in Iren la società affidataria dei lavori di manutenzione. Ordinaria e straordinaria. Ma è innegabile che il funzionamento della discussa Fontana al Valli resti un mistero, alternando periodi di efficienza ad altri di inspiegabile inattività. «Non so se in questo momento la fontana sia funzionante o meno – afferma Genta – Io la considero come una rappresentazione teatrale, che qualcuno che decide quando mandarla in scena».

Genta, che effetto fa essere tra i progettisti di una delle opere più discusse di Reggio?
«Capisco che quando si fa architettura, soprattutto su argomenti così delicati per la città, non si riesca a mettere tutti d’accordo, ma ci vuole coraggio per fare qualcosa di nuovo. Intanto per quel progetto abbiamo vinto un concorso internazionale, ottenendo anche un premio Innovazione e qualità urbana. Insomma, è giusto criticare, ma è facilissimo fare polemiche da parte di chi ha interesse».

Il problema, però, più che estetico è di natura pratica. Non si trova a disagio a vedere la fontana spesso ferma ai box?
«Non è che senta una qualche proprietà intellettuale. Il progetto è stato svolto da un team molto articolato, coordinato da noi sotto la supervisione dell’architetto Massimo Magnani, dirigente del Comune. Certo, se si dovesse decidere di cambiare completamente l’architettura e stravolgere il progetto ci vorrebbe il nostro benestare. Ma sono questioni non legate alla manutenzione».

Ma qual è la particolarità del suo funzionamento?
«Molto sinteticamente. Ci sono sistemi di pressurizzazione dell’acqua, con attuatori che aprono e chiudono a vari livelli. Il tema centrale è che l’erogazione deve essere aperta singolarmente per ogni zampillo, e nel momento in cui c’è erogazione ci deve essere portata sufficiente per fare i giochi d’acqua. C’è un sistema computerizzato, che gestisce anche l’illuminazione, volutamente bassa. L’acqua è pilotabile separatamente, innescando i giochi colorati. La vasca deve esser complanare, l’acqua rientra sempre nel giro. Quando non funziona può dipendere da diversi fattori. E non è detto che il guasto a uno zampillo interessi tutta l’opera».

Come progettisti avete lasciato al Comune un piano di manutenzione ideale?
«Certo».

Crede che sia rispettato?
«Noi siamo usciti di scena con il collaudo. Abbiamo la paternità artistica, non la responsabilità gestionale».

Ma non vi dà fastidio il fatto che il cattivo funzionamento possa influire negativamente sulla valutazione estetica del vostro progetto?
«Nella vita di un’opera come una fontana i tempi in cui ci può essere carenza manutentiva sono un niente. Immagino comunque che il Comune abbia strategie in merito. L’ultima volta che ho visto la fontana non mi è sembrata così sgangherata. Non mi è sembrato che ci siano degradi degni di nota».
 

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