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la risposta dell’ausl

«Internati emiliani già trasferiti La regione Veneto è in ritardo»

«Internati emiliani già trasferiti La regione Veneto è in ritardo»

REGGIO EMILIA. Non è possibile prevedere quando effettivamente chiuderà l'Ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia, anche se per legge avrebbe dovuto cessare la sua attività dal primo...

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REGGIO EMILIA. Non è possibile prevedere quando effettivamente chiuderà l'Ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia, anche se per legge avrebbe dovuto cessare la sua attività dal primo aprile di quest'anno, ma la colpa non è della nostra regione.

A dirlo è Gaddo Maria Grassi, responsabile del Dipartimento salute mentale e dipendenze patologiche dell'Ausl, che spiega il motivo per cui la struttura, inserita all'interno del carcere, ospiti ancora 26 detenuti. «La responsabilità dell'accoglienza dei reclusi è a livello regionale e la maggioranza di questi, ben 19, sono veneti. Tuttavia il Veneto non ha ancora creato delle Rems adatte e quindi devono restare da noi».

L'Emila Romagna al contrario ha già predisposto delle Rems provvisorie, in attesa che siano pronte fra due anni quelle definitive di Reggio Emilia da 20 e 10 posti letto, e tutti i detenuti emiliani dell'ex Opg sono stati trasferiti nelle sedi di Bologna e Parma rispettivamente da 14 e 10 posti. La nostra regione ha quindi rispettato i termini di legge, ma finché tutti gli altri internati non saranno smaltiti non è possibile sapere quando la struttura chiuderà i battenti.

«Il meccanismo giuridico - chiarisce Grassi - è che mentre la pena ha un termine ben preciso la misura di sicurezza invece ha una data di scadenza al termine della quale il giudice deve valutare se rinnovarla o no. È legata alla pericolosità del soggetto non al reato in sé e qualora questa sia ancora esistente la misura può essere rinnovata di sei mesi in sei mesi fino al termine massimo». Quindi anche se dal 1° aprile non è più entrato nessuno con misura di sicurezza detentiva, ovvero persone che hanno commesso un reato ma sono state prosciolte a causa di malattie mentali o che sono in attesa di giudizio ma sempre malate di mente, le tempistiche di chiusura non sono affatto certe e si potrebbe andare avanti per anni. «Tuttavia c'è anche un'altra possibilità - continua Grassi - ovvero che il giudice invece di rinnovare la misura la trasformi in modo che non sia più detentiva. In questo caso il detenuto viene rilasciato, ma anche qui non ci sono certezze sui tempi: tutto dipende dal giudice e cambia di caso in caso».

Infine c’è poi il caso in cui le regioni abbiano predisposto le Rems ma queste siano già piene. È quanto succede per gli altri internati di Reggio Emilia: cinque lombardi, un siciliano e un toscano che sono in attesa che si liberi un posto sul loro territorio di appartenenza. Insomma finché le altre regioni non si assumeranno il carico del proprio numero di internati l’ex Opg non potrà cessare la propria attività, e anche se il Veneto ha promesso di fare qualcosa ancora nulla si muove all’orizzonte.

(l.g.)

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